Voto

8

Primo film americano e ad alto budget di Pablo Larraín, Jackie è la pellicola più convenzionale del regista cileno; seppur si tratti di un biopic che esula dalla tradizione del genere modellandosi su un taglio metacinematografico che di convenzionale ha ben poco. La struttura narrativa non lineare, che si giostra tra la ricostruzione storica – supportata da materiale d’archivio – dell’omicidio di Kennedy fino al suo funerale, la successiva intervista rilasciata da Jackie a un giornalista di “Life” e un intenso confronto della ex first lady con un sacerdote in merito al senso della vita e della “verità vera”, conferisce alla pellicola un ritmo coinvolgente e carico di dolorosa tensione.

Controllata, elegante e determinata, ma anche umanamente fragile, la Jackie di Pablo Larraín si rivela nella sua natura di pura apparenza, sancendo la predominanza della narrazione sui fatti, delle immagini sulla storia: “Arriva un punto in cui le persone di cui leggiamo sono più reali di quelle che ci sono a fianco”. Proprio come in Neruda, il racconto incastonato nel film prende il sopravvento su di ciò che viene rappresentato, annullando il concetto di veridicità: a Larraín interessa il punto di vista di Jackie, impersonata da una Natalie Portman commovente, il cui sguardo buca lo schermo e raggiunge lo spettatore con un’immediatezza spiazzante. 

Benedetta Pini