Voto

4

Allucinazioni, patriottismo statunitense e Nicholas Cage. Descritto così Io, Dio e Bin Laden potrebbe anche far credere di avere tutte le carte in regola per poter essere definito un film accettabile. Invece no.

Basata su una storia vera, la pellicola illustra le disavventure di Gary Faulkner, conosciuto anche come il “Rocky Mountain Rambo”: un impacciato uomo del Colorado che, senza nessun tipo di allenamento, attrezzatura e soprattutto buon senso, viaggiò più volte sulla rotta del Pakistan per catturare Osama Bin Laden.

Io, Dio e Bin Laden si trascina per 90 minuti tra gag che non fanno ridere e visioni mistiche di Gesù (Russell Brand) di Faulkner. Per tutta la durata del film lo spettatore non sa che sentimento provare nei confronti del protagonista: provare empatia per la sua avventura donchisciottesca, ridere della sua pazzia o semplicemente compatirlo per i suoi problemi mentali?

Un passo falso per il regista Larry Charles, di cui si ricorda la pietra miliare della comicità americana Borat, che questa volta invece dirige Cage gettandolo senza salvagente in un oceano di lacrime o forse semplicemente, come coi bambini, gli permette di nuotare troppo a largo senza la supervisione di un adulto.

Andrea Mauri

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