“Musica fatta con il Mac che parla d’amore”: è questa la parola d’ordine che apre le porte del mondo musicale di Walter aka I miei migliori complimenti. La sua essenzialità strumentale attraversata da una vena punk dirompente fanno guadagnare a Le Disavventure Amorose di Walter e Carolina un’immediatezza e un’attitudine pop che spingono a premere replay alla fine del disco. Presenza ormai consolidata del roster Costello’s, I miei migliori complimenti è un progetto musicale che si sta facendo sentire nel fervente panorama musicale indipendente di Milano – come già vi raccontavamo qui –, ponendo buone basi per una futura evoluzione. Giovedì 18 gennaio I miei migliori complimenti torna sul palco, ospite di Mare Culturale Urbano.

Le Disavventure Amorose di Walter e Carolina è la vivisezione di un amore finito analizzato con distacco ed onestà – e anche ironia in qualche passaggio. L’album è frutto di una gestazione pensata o è stato scritto di getto?
Io penso troppo e quindi cambio idea di continuo. È stato difficile concepire il progetto nella sua interezza. Però, effettivamente, i pezzi li scrivo in una sessione, massimo due: Alle Fragole l’ho scritta sulla M3 da Stazione Centrale a Porta Romana. Era un pezzo rap inizialmente. Colazione da Gattullo, invece, nell’arco di una sera. Ma avevo avuto l’idea qualche giorno prima.

In Colazione da Gattullo canti: “Mi scusi signor Tenco non volevo scomodarla, ascolto sempre le sue canzoni a volume a palla”. Quali sono i caratteri che ti avvicinano alla tradizione del pop all’italiana? E quali sono, invece, i tuoi modelli del panorama internazionale?
Battisti – Anima Latina: “La vita dentro agli occhi dei bambini denutriti / allegramente malvestiti / che nessun detersivo potente può aver / veramente sbiaditi”. Come ha fatto a pensare al detersivo? Ci deve essere stato un momento in cui ho sentito un testo di qualche cantautore simile a questo (probabilmente Dalla, Rino Gaetano o Samuele Bersani) e ho capito che volevo scrivere delle canzoni del genere. Dal panorama internazionale ho invece preso l’estetica, lo styling: Frank Ocean, la 808 e l’autotune.

La tua musica prende vita da un Mac. Questo approccio costituisce uno dei punti di forza del tuo progetto. Nella stesura dei pezzi parti subito con la produzione delle basi o c’è un precedente step in acustico?
Di solito prendo dei campioni e li tagliuzzo finché trovo la melodica che mi piace. A quel punto scrivo il pezzo, poi produco la base. Infine c’è un ignorantissimo step acustico in cui un mio amico (il Ciuffo, o Saffelli in questo caso) viene chiamato a suonare delle parti che reputo adatte a una chitarra.

Suoni sintetici, autotune e scorci di un vissuto condivisibili da buona parte della platea giovanile: Mainstream di Calcutta poneva le basi di questa tendenza già a fine 2015 e Album di Ghali ha insistito ancora di più su questa attitudine; ma anche Polaroid di Carl Brave x Franco126 inquadra scene di vita condite da una buona dose di autotune. Sono tutti elementi presenti anche nelle tue produzioni. Secondo te è questo il nuovo pop made in Italy?
Certo, è senz’altro il nuovo pop made in Italy, ma nei prossimi lavori voglio lanciare un’onda ancora più pop. Verrò radiato dalla scenda indie, probabilmente. Se mai ci ho fatto parte.

In un’intervista rilasciata a “Il Giorno” lo scorso 27 aprile tessevi le lodi di Polaroid di Carl Brave x Franco126 e, a ben vedere, ci sono molte componenti nella tua musica che ti avvicinano al duo romano. A quali altri artisti della “nuova scena” ti senti particolarmente vicino?
Mi piacciono molto i Belize, Galeffi e Germanò della sfera indie, ma fanno musica totalmente diversa dalla mia. Sono molto più seri e maturi. Tra i progetti più urban apprezzo particolarmente Mahmood, Frah Quintale e continuo puntare sugli Oro Grezzo che trappano da Dio.

Da qualche anno a questa parte la musica dal vivo a Milano è rinata. I club affollati da un pubblico interessato ad ascoltare musica inedita sono un chiaro segnale di questa tendenza, così come i numerosi festival musicali che si tengono in città durante l’anno. Cosa pensi di questa nuova scena musicale indipendente che sta crescendo a Milano?
Che sia una figata. Non so cos’altro dire. Mi sembra la normalità, com’è giusto che debba essere, finalmente. “Le cose giuste non hanno un gran bisogno di parole” (cit. il mio maestro).

Ti abbiamo visto al tuo battesimo di palco a uno degli ultimi Linoleum della scorsa stagione: non ti sei limitato all’aspetto musicale, ma hai messo in scena una performance a tutto tondo. Sarà questo il tuo cavallo di battaglia nei prossimi live, come quello del prossimo giovedì a Mare Culturale Urbano?
Sarebbe bello, ma difficile da realizzare perché spesso faccio le aperture e i colleghi hanno gli strumenti che ingombrano e sono difficili da spostare (nella performance a tutto tondo c’è un divano, un tavolino, un’asse da stiro e delle piante) e in termini logistici non è semplicissimo da gestire. Vedremo.

Come pensi si evolverà il progetto I Miei Migliori Complimenti? Stai lavorando a qualcosa di nuovo?
Il 2018 sarà sicuramente una nuova onda.

Gaia Ponzoni