Classe 1994 ma idee già chiare. Baransu, pseudonimo di Matteo Gualeni, presenterà a marzo Noise Is Space, la sua prima produzione musicale. Languide sonorità si inseriscono all’interno di differenti ambientazioni e ricostruiscono uno scenario di quotidiana realtà: tali i concettualismi musicali perpetrati dall’artista bresciano, esposti anche in Composizione II, videoclip che accompagnerà la pubblicazione dell’album.

Come nasce un progetto così ambizioso? La tua giovane età ha in qualche modo influito sulla sua genesi?
Il progetto è nato grazie a diversi innesti e sincronismi provenienti in parte da miei studi e collaborazioni, fino a giungere a una personale interpretazione di alcuni concetti che fanno parte del linguaggio musicale. Alla base, comunque, c’è stata la presa di coscienza di certe esperienze sonore che in un qualche modo volevano manifestarsi e prendere forma. Viviamo immersi in un contesto multiforme e multimediale, in cui i fenomeni che si manifestano davanti a noi possono scaturire da un solo click. Queste sono state sicuramente le condizioni necessarie per l’evoluzione e la maturazione del linguaggio multimediale. Quindi, mi verrebbe da dire che, più che parlare di età, bisognerebbe parlare di “era, inclusi i relativi mezzi e contenuti.

Elettronica, noise, ambient. Queste sono solo alcune delle linee tematiche del tuo disco. Da dove nasce questa tua passione per generi musicali così ricercati?
Penso che questi generi siano quelli che al momento possono esprimere alcuni concetti a me affini. Credo perché si tratta di linguaggi dalla forte carica che, se incanalati in un determinato modo, possono consentire la comunicazione del mio messaggio. Ho l’abitudine di associare diversi fattori ambientali (come il solo luogo d’ascolto) agli elementi della fruizione musicale (in ogni sua gradazione), legandoli dunque al concetto di mondo sonoro circostante. Sono diverse le ragioni per cui questi sono i generi di cui più mi avvalgo: prima di tutto le motivazioni sono culturali, ovvero il mio background, i miei studi e le mie esperienze, ma anche personali, dal momento che sento un’affinità emotiva verso le dimensioni originate da specifici generi. Anche i miei studi accademici di jazz o elettronica hanno avuto modo di incastrarsi in maniera più diretta ed efficace con questi generi.

Le tue performance dal vivo sono legate a un’ideale di matrice sperimentale, anche grazie all’apporto del visual designer Michael Barteloni, tuo collega e compagno d’armi. Come avete concepito il rapporto musical-visuale che caratterizza le vostre esibizioni? E quali sono gli strumenti per far sì che un tale spettacolo possa prendere vita?
L’intero progetto si basa sull’interazione di elementi visivi e uditivi, generando un terzo elemento figlio dell’unione dei due fenomeni. Quando si ascolta un brano la nostra mente elabora varie immagini strutturate sul suono che percepisce: una volta decodificato il suono percepito, posto come energia generatrice di figure programmate secondo criteri sinestetici, il fruitore percepisce contemporaneamente onde sonore e onde luminose, ponendo così i presupposti per la creazione di un ambiente spaziale multimediale. L’intento del lavoro è quello di creare una dimensione sensibile che possa comunicare a chi sta partecipando la matrice multimediale del progetto, che vuole andare oltre la sola produzione musicale.

Noise Is Space è un titolo rappresentativo delle tue sonorità, che si disperdono nello spazio e sono adattabili a qualunque tipo di ambiente. Qual è la soundtrack che scandisce il tuo di spazio? Quali le influenze che hanno portato alla nascita di Baransu?
N.I.S. (“NOISE IS SPACE”) è un lavoro che vuole rapportarsi al concetto di spazializzazione sonora. La prima esecuzione è stata pensata ed eseguita in quadrifonia, successivamente in modalità stereo. Da una traccia che seguiva le orme dell’abstract, genere basato sulla rappresentazione di parametri e perimetri sonori, il lavoro è diventato multiforme e composto da più momenti. Molte influenze sono venute per lo più da movimenti centro europei, come quello promosso da Raster Noton, Full Panda Records e R&S Records, fino a singoli musicisti o opere. Altri riferimenti sono, ancor più nello specifico, volti a opere d’arte del passato ma anche moderne e all’avanguardia. All’interno della ricerca del progetto c’è comunque una fortissima pulsione introspettiva, che trova molto del suo nutrimento nella mia e nostra visione del mondo, in certe tematiche e aspetti sociali.

Il tuo disco verrà prodotto dalla ROHS! Records, etichetta berlinese di musica elettronica. La capitale tedesca è da anni rinomata per la sua lungimiranza musicale in tale ambito e offre ottime prospettive di crescita: come ti rapporti con una realtà differente da quella italiana? E che cosa puoi dirci riguardo ai tuoi progetti futuri?
Sono sicuro che parte delle contaminazioni più forti del mio pensiero musicali arrivino da quella porzione di mondo, e sono di conseguenza molto contento della collaborazione con ROHS! Records. Al momento ci sono dei live set in programma, di cui uno in Svizzera, che porterà in scena nuovi lavori in corso, e altri in collaborazione con club e gallerie d’arte. I progetti futuri sono in linea con la volontà di creare più dimensioni possibili, cercando di approdare a più realtà ed esperienze musico-artistiche.

Sabino Forte