Paragonato a Lucio Battisti ormai innumerevoli volte, Andrea Laszlo De Simone incarna il concetto di naïf, affrontando la nostra intervista con la spensieratezza che lo contraddistingue. Una conversazione rilassata e piacevole.

Ciao Andrea. Parliamo di Sogno l’amore. Nel video si vede la classica processione religiosa formata da fedeli che trasportano immagini della Madonna e di Gesù, seguita da un corteo che porta le effigi per tutta la durata della celebrazione. Mi ha ricordato molto il Volo dell’Angelo di Giugliano (Napoli), dove ogni anno una bambina viene calata con una fune dall’ultimo piano di un edificio per lanciare petali, intonare canti religiosi e così via. Quando hai registrato questo video di cui sei regista [insieme a Francesca Noto, aggiunge Andrea], hai scelto questo soggetto per motivi personali o di critica culturale, oppure esclusivamente per ragioni estetiche?
Ammazza… No, assolutamente. La fascinazione nei confronti delle processioni nasce nell’infanzia, quando vivevo a Roseto degli Abruzzi. Il significato serve per spiegare un po’ il brano: non vuole essere una canzone d’amore vera e propria, parla delle motivazioni e della passione in generale. Quindi, in realtà, è una canzone molto positiva, che esprime il concetto motivazionale della vita: tu vivi perché c’è qualcosa che ti fa vivere, che ti spinge ad andare sempre avanti, e non importa che tu raggiunga l’obiettivo o meno. La cosa bella dell’amore e della passione è proprio il fatto che ti danno ragioni per andare avanti. Per questo mi sembrava molto calzante l’esempio religioso: io non sono credente, ma ci sono delle folle che trovano la loro motivazione in qualcosa che per me assolutamente non esiste, e diventa ragione per comportarsi bene; addirittura fanno queste fatiche immense, portano queste statue pesantissime per tutta una città. Se le caricano sulle spalle e vivono tutto ciò che comporta la fatica di amare qualcosa.

Non è quindi una classica canzone d’amore come si potrebbe erroneamente interpretare o come è stata altrove definita.
No non lo è. Ho già cercato di spiegarlo duecento volte ma me lo tagliano sempre [risate].

Va bene dai, allora questa volta te lo lasciamo dire. Cambiando argomento, ho letto che alcuni degli attuali membri della band li hai conosciuti nel 2014 all’interno di locali e luoghi legati alla scenda underground di Torino.
Ni… in realtà la storia è particolare, perché allora io ero già padre e suonavo negli Anthony Laszlo. Scrivevo canzoni da un sacco di tempo, ma non le facevo ascoltare. Avevo registrato nel 2012 un dischetto che si chiamava Ecce Homo, con la tastierina di una bambina, e tutto il materiale mi era stato fornito da un mio amico, Edoardo Karim. Così ho iniziato a comporre. Alcune canzoni di quel disco sono state ascoltate da un mio amico, Daniele, che mi ha detto: “Guarda, facciamoci qualcosa, mettiamo su una band”. Ma in quel momento non potevo proprio, per ragioni di vita, di mancanza di tempo. In più non avevo ancora fatto quello step: il batterista è un conto [Andrea ha militato come batterista nei Nadar Solo, ndr.], il cantante è tutt’altro. Però, da quel momento, lui e Damir [chitarrista per Uomo Donna ndr.] hanno continuato a telefonarmi assiduamente, e quando un giorno mi sono presentato alle prove sapevano già le canzoni a memoria… fantastici. Poi li ho conosciuti bene tutti quanti, mi sono trovato benissimo e subito dopo ho coinvolto Anthony, che è un mio grande amico da sempre [secondo membro del duo Anthony Laszlo, ndr.].

Ho estratto questa frase da Vieni a Salvarmi: “Per essere libero dovrei scordare tutto quello che ho imparato”. Ascoltandola mi sono resa conto che molto spesso più impari, più per assurdo ti senti limitato nell’agire.
Ciò che impari diventa un vincolo: se sai dove si sbaglia e cosa è sbagliato, cerchi di evitarlo. E poi, in realtà, magari c’è un percorso nascosto proprio dietro le cose sbagliate.

C’è stato un avvenimento in particolare che ti ha spinto a scrivere questa frase?
In realtà, mentre l’ho scritta pensavo a un mio chiodo fisso, che affronto anche in un’altra canzone, Duemila anni fa: dagli anni ‘50 in poi si sono semplificati molto i linguaggi. Siamo abituati a ragionare sulle cose che funzionano, sulle cose belle. Quelle complesse si cerca di evitarle. Invece di diventare noi più complessi per raggiungerle e renderle più comprensibili, semplifichiamo il linguaggio per sentirci più furbi, quando in realtà dovrebbe essere il contrario: quello sì che sarebbe un percorso di crescita. Probabilmente la persona a cui ho pensato mentre scrivevo è mio padre: mi ha sempre insegnato a discutere ogni cosa da capo. Se hai un bicchiere e un chiodo da piantare, puoi usare il fondo del bicchiere, non è detto che vada usato solo per bere. E questo vale per ogni situazione, come attitudine di vita.

Visto che hai citato tuo padre, so che è stato lui a scattare le foto che si trovano nel booklet del disco. Come mai le hai scelte?
Sì, le ha scattate quando aveva 15 anni e mi piacevano tantissimo. Tra l’altro è tutt’ora un ottimo fotografo, lo ha fatto per gran parte della sua vita. Scattate però prima che diventasse un fotografo professionale, queste foto hanno uno sguardo fresco. Se chiedessi a qualcuno di scattarle ora non ci riuscirebbe: al di là della firma di mio padre acquisita con l’esperienza, è proprio un occhio primordiale quello che possedeva. Irripetibile.

Ora ti faccio una domanda un po’ di rito: dopo questo disco, avete già dei pezzi in cantiere?
Sì, beh, io non mai smesso di scrivere dopo il disco. In realtà, è una domanda complicata, perché io registro, non è che “scrivo” le canzoni. Dall’infanzia ad adesso avrò fatto 400 registrazioni, di cui 100 sono diventate delle canzoni e altre 300 magari lo saranno. Ultimamente sono circa una quarantina quelle definite per bene, ma non è detto che diventeranno un disco.

Come ultima domanda avevo pensato: poniti da solo la domanda, qualcosa su cui magari ti sei arrovellato sul perché non te lo chiedessero mai.
La domanda è: “Perché viviamo in un contesto culturale così tanto semplificato, così tanto narcisista?”

Asja Castelli