Domenica 27 maggio i We Are Scientist si esibiranno sul palco del Circolo Ohibò a Milano, in occasione del tour di presentazione del nuovo album Megaplex. Ecco cosa ci hanno raccontato sulla realizzazione del loro nuovo concept musicale e sugli sviluppi che potrebbe avere sulle produzioni future.

Il vostro ultimo album, Helter Seltzer (2016), era incentrato su un sound pop-rock e su quella genuinità dell’indie rock che ha da sempre caratterizzato le vostre produzioni. Perché avete scelto di rivoluzionare il vostro approccio stilistico con Megaplex?
Sicuramente non pensiamo di aver intrapreso un’evoluzione per cambiare il nostro sound. Come tutti gli altri musicisti, anche noi abbiamo sviluppato quelli che sono i nostri gusti musicali, soprattutto tramite l’ascolto di nuovi generi. A noi sembra perfettamente naturale che la musica che vorremmo produrre rifletta ciò che abitualmente ascoltiamo; e come il resto degli ascoltatori abbiamo cercato di approfondire le nostre conoscenze in ambito pop ed elettronico, variando così i gusti musicali che avevano invece influenzato la nostra prima produzione. Se dovessimo creare oggi il nostro primo album, probabilmente suonerebbe ancora come With Love And Squalor, piuttosto che come Megaplex.

With Love and Squalor (2005) è il secondo album che avete prodotto sotto lo pseudonimo We Are Scientist ed è stata la vostra prima produzione per una major (Virgin Records). Quali differenze avete riscontrato a livello di libertà nella produzione?Ci siamo sempre assicurati di avere più libertà possibile durante la produzione dei nostri dischi, ma è anche vero che l’unico album che abbiamo prodotto durante il nostro periodo con una major (Brain Thrust Mastery) è stato quello più difficile da articolare, in quanto i dirigenti dell’etichetta cercavano di esprimere la loro opinione con più insistenza. I benefici di una major sono abbastanza scontati: spendono ingenti somme di denaro nella commercializzazione del disco, e ciò si rivela un vantaggio anche per noi, in quanto l’intento è quello di produrre un disco accessibile a tutti, nonché facilmente reperibile. Le major, comprensibilmente, adottano una burocrazia alquanto complessa, e ottenere il prodotto finito risulta più complicato di quanto lo sia realmente. In ogni caso, i dischi prodotti prima dell’accordo con l’etichetta Brain Thrust Mastery sono frutto di un duro lavoro personale, e dunque siamo molto più abituati ad avere il controllo totale del processo creativo.

Il vostro successo è arrivato durante il periodo più florido per la musica indie-rock: band come The Kooks, The Strokes o gli Arctic Monkeys hanno rappresentato un enorme passo in avanti per l’affermazione del genere. Come vi siete inseriti all’interno di questa scena? E che tipo di rapporto si era instaurato tra voi e i vostri colleghi?
Siamo in buoni rapporti con tutte queste band, e ci sentiamo decisamente parte della scena indie inglese della prima metà degli anni 2000. Tuttavia, ci siamo sempre sentiti anche molto unici; non ci siamo mai sentiti inestricabilmente collegati a quella scena.

Megaplex è la vostra ultima produzione, un mix di indie, rock e musica elettronica. Come definireste il concept musicale del disco? E come l’avete formulato? Secondo voi, è possibile considerare Megaplex come il vostro disco più maturo?
Cerchiamo sempre di ampliare il nostro ambito musicale. Anche se non direi che ci fosse un qualche “mandato” artistico per la realizzazione del disco, il nostro sound, in continua evoluzione, mostra che vorremmo incorporare più sonorità elettroniche e decori di natura pop. Io penso che la “maturità” sonora derivi largamente dal fatto che siamo diventati dei compositori e degli arrangiatori più abili rispetto a tredici anni fa. E siamo diventati più bravi anche nel comprendere che cosa riesca a far funzionare una canzone al giorno d’oggi.

Il vostro tour è cominciato il 9 maggio a Manchester e vi vedrà impegnati per il resto dell’estate. Quali sono i vostri progetti futuri?
Abbiamo già cominciato a riflettere su quello che potrebbe essere un nuovo ipotetico disco, sebbene probabilmente non sarà possibile cominciare a lavorarci prima dell’autunno, quando il nostro tour rallenterà. Ci piacerebbe comunque produrlo nel minor tempo possibile, evitando così di interrompere il nostro processo creativo.

Sabino Forte

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