Pianoforte, voce vissuta, synth e drum machine. Non c’è bisogno d’altro per descrivere Vikowski, nuovo tassello del panorama musicale italiano. Dopo aver suonato in tutta Europa e forte di un percorso durato anni, lo scorso 31 marzo è uscito con il suo album d’esordio Beyond the Skyline, progetto di cui ci parla nella seguente intervista.

Il tuo progetto mischia il cantautorato delle grandi voci all’elettronica di oggi. Tu con quali parole descriveresti Vikowski?
Sincero. La mia musica, le mie canzoni, sono il frutto di esperienze di vita che in un modo o nell’altro mi hanno segnato. La musica è il mio modo di esternare le sensazioni, i sentimenti e le idee che quelle circostanze hanno provocato, e di condividerle con chi ascolta.

Beyond the Skyline è un album minimale e ben calibrato, che lascia emergere l’emozione tramite il pianoforte e beat elettronici. Quali sensazioni volevi trasmettere tramite il tuo lavoro?
In fase di arrangiamento, l’obbiettivo è stato quello di creare una sorta di “atmosfera” musicale che fosse in linea con il senso delle canzoni e il messaggio dei testi.

Nel corso della tua carriera hai attraversato vari generi musicali, fino ad arrivare all’elettropop di Beyond the Skyline. Se dovessi riassumere questo percorso citando tre artisti che ti hanno influenzato, quali sarebbero e perché?
The National: riescono sempre a toccarmi profondamente nell’animo; mi piace molto il loro modo di scrivere e di arrangiare e il modo di cantare di Matt.

Radiohead: stento a credere che esista una band/artista che non si senta influenzato da almeno uno dei lavori dei Radiohead; li ho sempre ascoltati; hanno contribuito sicuramente molto al mio modo di fare musica.
Future Islands: se metto in play il loro album Singles, difficilmente riesco a spegnere; la loro musica mi trasmette delle vibrazioni molto positive e gioviali, nonostante alcune canzoni siano in realtà di natura più malinconica; credo abbiano molto gusto nello scegliere i suoni per i loro arrangiamenti.

Ultimamente sempre più musicisti italiani scelgono l’inglese come lingua del cantato. Qual è secondo te il motivo di questa tendenza?
A me sembra, invece, che la tendenza sia quella di cantare sempre di più in italiano, soprattutto in coda al successo che stanno riscuotendo vari artisti considerati indipendenti fino a un po’ di anni fa. Per quanto mi riguarda, l’inglese non è tanto una scelta ma è un modo di fare musica che mi soddisfa. Tuttavia non mi precludo nulla.

Soundcloud è stato il tuo trampolino di lancio, ma è con Beyond the Skyline che ti sei tuffato definitivamente nel panorama musicale. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Portare questo disco live il più possibile in giro. In questi primi tre mesi di Beyond the Skyline ho suonato soprattutto all’estero, ma cercherò di essere più presente anche sul territorio nazionale a partire da ottobre.

Federico Bacci