Ironici, trasversali e magnetici, Veronica e Dario sono l’anima de La Rappresentante di Lista, un gruppo la cui indipendenza l’ha reso da sempre sfuggevole e indefinibile. La loro capacità di trasformare l’esperienza teatrale in musica li ha resi una delle realtà più affascinanti del panorama italiano odierno, e lo hanno confermato ieri sera con il loro live al Baciami Festival di Livorno.

Vi hanno attribuito mille aggettivi differenti: ironici, trascendentali, squisiti. Qual è la vostra definizione de La Rappresentante di Lista?
La Rappresentante di Lista è una possibilità. È uno spazio musicale che offre, a noi, il tempo di cercare, di sbagliare, di crescere e, a chi ci ascolta, un possibile punto di vista da cui guardare le situazioni della vita, i rapporti sentimentali, la società. Di seguito, una serie di aggettivi che nel corso del tempo ci hanno attribuito: simpatici, carini, bravi, esotici, eroici, erotici, pazzi, obliqui, queer, trasversali, mangioni, femminili, stanchi, belli, indipendenti, indie, folk, punk, magnetici, rutilanti, alti, adorabili, ospiti, inclassificabili, liberi.

Il palcoscenico del teatro è stato il punto di partenza sia di Veronica Lucchesi che di Dario Mangiaracina. Questa formazione ha in qualche modo influenzato la scrittura e la composizione dei vostri brani come band?
Certo che sì. Come alcuni momenti della vita sanno insegnarci qualcosa, così le esperienze di formazione arricchiscono il nostro percorso e il nostro linguaggio, suggerendoci immagini, costumi, prossemica, luci, colori; insomma, lo spettacolo da portare sul palcoscenico. Il teatro quindi influenza non solo la nostra scrittura, ma soprattutto il nostro modo di intendere lo show in tutte le sue sfaccettature.

Il vostro gruppo nasce come duo, composto da Veronica e Dario. Come è avvenuta l’entrata degli altri membri e che ruolo hanno avuto nella composizione di Bu Bu Sad?
Quando è stato composto Bu Bu Sad eravamo sempre un duo. Man mano che le canzoni andavano definendosi ci siamo resi conto che non potevamo rimanere soli. Abbiamo incontrato Enrico Lupi (tromba e synth) nelle Marche, a Lunano. Lui era il fonico residente del locale in cui suonavamo. Una settimana dopo il concerto era con noi in studio a registrare le trombe di Invisibilmente e di altri brani di Bu Bu Sad. Marta Cannuscio (fisarmonicista prestata alle percussioni) è invece una vecchia conoscenza. L’abbiamo vista suonare la prima volta al Teatro Garibaldi Aperto (che nel 2013 venne occupato e riaperto da un collettivo di artisti di cui facevamo parte), e quando abbiamo pensato di ampliare il gruppo non abbiamo avuto dubbi sulla possibilità di coinvolgerla. Erika Lucchesi (sassofono tenore) ha da sempre coltivato il proprio amore per la musica, in particolare per la chitarra, il sassofono e il canto. Era presente quando LRDL ha preso forma e ne ha seguito il percorso da vicino, anzi, vicinissimo (il cognome non lascia dubbi nel comprendere la parentela!).

Nel primo album (Per la) Via di casa (2014) usavate strumenti tipici della musica popolare (fisarmonica, chitarra classica, ecc.), mentre nel vostro nuovo lavoro la batteria acustica viene spesso sostituita da una drum machine, la chitarra e la tromba da synth e tastiere e così via. Perché avete apportato questo cambiamento così netto nella strumentazione e, quindi, nelle sonorità?
Più che parlare di sostituzione, diremmo che le nuove sonorità e l’uso di nuovi strumenti hanno impreziosito gli arrangiamenti di Bu Bu Sad. Non crediamo che sia un cambiamento netto, ma ci piace pensare che sia un processo, un’evoluzione. In (Per la) Via di casa abbiamo individuato alcuni dei tratti distintivi della nostra scrittura e in Bu Bu Sad abbiamo cercato di formalizzarli, enfatizzarli e, a volte, anche di esasperarli. Procedendo così, in certi casi abbiamo tenuto quello che ci interessava e in altri siamo andati avanti, oltre. Il cambiamento è utile e onesto: il gusto cambia, quello che viviamo ci muove e trasforma il nostro modo di esprimerci e guardare le cose.

Avete da poco rilasciato Bu Bu Sad LIVE. In che modo le canzoni dal vivo sono mutate così tanto da spingervi a “legittimare” questa nuova loro forma?
Prima di tutto, il fatto che da due elementi siamo diventati cinque ha trasportato i brani dallo studio alla sala prove, dalla nostra mente al corpo di una band, consegnandoli alle mani e ai piedi di chi li suona, li digerisce e li restituisce. Anche solo questo passaggio ha rinnovato le canzoni e le loro strutture. Il palco dei live è vivo, per l’appunto, e modella ulteriormente il sapore dei brani. Dulcis in fundo, il pubblico ci ha regalato nuovi significati e nuove sensazioni che ci hanno arricchito ulteriormente. Dovevamo fermare questo momento, inciderlo.

Il lunghissimo tour di Bu Bu Sad sta per finire. Quali sono i progetti per il futuro?
A settembre uscirà il disco di Cristina Donà per festeggiare i vent’anni di Tregua. Al suo interno troverete la nostra versione di uno dei brani della tracklist. Parteciperemo inoltre alla scrittura di uno spettacolo teatrale per la compagnia Animanera di Milano (progetto M8) e, finalmente, andremo in vacanza. Seguirà una lunga pausa, un tempo necessario per scrivere con gioie e dolori il terzo capitolo del nostro percorso musicale. Non riusciamo a fare ulteriori previsioni!

Niccolò Pagni