Confrontational è Massimo Usai, un artista che con il suo mix di new wave punk wave si propone di indagare l’essenza della vitaStranger in The Mirror, l’ultima produzione del compositore di origini sarde, ha la particolarità di mostrare le affinità che intercorrono tra generi come l’elettronica, il metal e il pop di Michael Jackson e le colonne sonore di maestri dell’horror come Carpenter e Simonetti. Abbiamo avuto l’occasione di fare due chiacchiere con Confrontational: abbiamo parlato con lui di questo suo ultimo lavoro in studio e di tante altre cose. Ecco qui!

Confrontational, ovvero conflittuale, polemico. Cosa si nasconde dietro a questo nome?
La traduzione letterale del mio nome d’arte è piuttosto limitante, ho sempre preferito intenderlo come un termine riporta al concetto di confronto puro e semplice. “Someone who’s confrontational isn’t shy about arguing forcefully”. Esiste uno stigma legato all’idea del confronto, spesso connotato come qualcosa di esclusivamente negativo, da evitarsi a tutti i costi. Per me è l’opposto. Tutti gli artisti che mi hanno ispirato nella mia ricerca – da George A. Romero a John Carpenter, da Stephen King a Tiziano Sclavi – sono stati frequentemente definiti dalla critica come “confrontational”, per il fatto di aver scelto di affrontare con tenacia tematiche profonde, mettendo in scena senza alcuna paura la loro versione della verità. Questo è quello che voglio fare anche io.

Punk wave, new wave ed elettronica, un mix di sonorità che difficilmente si riversano nella musica italiana: come nasce la tua passione verso questi generi?
Oltre ai generi che hai elencato, non posso non citare il mio amore per il cinema horror e le colonne sonore firmate da John Carpenter, Claudio Simonetti e Fabio Frizzi, insieme all’italo-disco di Sabrina Salerno, P. Lion e Kano, al metal dei Sadus e Judas Priest, alla darkwave dei Sisters of Mercy alle chitarre di Johnny Marr e, ovviamente, a Michael Jackson. Tutte queste influenze sono riconducibili ai suoni della mia infanzia, trascorsa negli anni ’80 in un Paese unico come il nostro, durante un periodo in cui alla leggerezza apparente del mondo dello spettacolo si accostavano avvenimenti di cronaca profondamente oscuri, nel segno del giallo. Tutti gli artisti che ammiro hanno saputo incorporare nel loro sound una vasta gamma di influenze e trovo che questa fluidità di genere, l’essere aperti a qualsiasi tipo di ascolto, sia fondamentale per poter creare qualcosa di unico ed originale. Per me musica è sinonimo di libertà.

Il tuo ultimo digital album, Stranger in The Mirror, vede l’apporto dell’artista contemporaneo Tobias Bernstrup. Che cosa ti lega a lui? Come siete riusciti a creare un prodotto così omogeneo?
Tobias è uno dei miei idoli assoluti, una fra le mie più grandi ispirazioni. Il mix di italo-disco e darkwave (o italogoth) che ha iniziato a produrre fin dagli ultimi ’90, è fra le mie influenze più dirette. Ci legano un rapporto di mutuo rispetto e una sincera amicizia. Ho conosciuto il suo lavoro con lo storico brano 27 e il suo LP Killing Spree (2005) è per me una delle colonne portanti della retrowave. In seguito all’uscita del mio disco Kingdom Of Night (2016), Tobias ha espresso grande ammirazione per Keep Faith, duetto che ho realizzato insieme a HANTE. Speravo da tempo di concretizzare una collaborazione con lui, e finalmente è avvenuta con ben due brani: Stranger In The Mirror, presente nell’album The Burning Dawn, e Summertime Love, cover/reboot della storica hit di Sabrina Salerno Boys. L’idea di riunire i due brani in questo singolo digitale mi è venuta lo scorso 17 maggio, alla vigilia della nostra esibizione al Wave Gotik Treffen: l’intenzione era quella di celebrare la nostra apparizione al prestigioso festival Tedesco e cogliere l’occasione per devolvere il ricavato delle prime 48 ore di vendite alla ARC Cagliari, associazione che difende e promuove i diritti della comunità L.G.B.T.Q. e combatte ogni forma di discriminazione delle persone omosessuali e transessuali.

Quali differenze hai riscontrato nel passaggio da un album come A Dance of Shadows (2015) a uno come The Burning Dawn (2017)?
A parte alcune naturali differenze nella produzione, i dischi sono molto coerenti fra loro, essendo parte di un trittico che è iniziato con A Dance Of Shadows, è proseguito l’anno successivo con Kingdom Of Night e si è concluso qualche mese fa con The Burning Dawn. I tre dischi sono un’opera unica e idealmente andrebbero ascoltati di seguito uno dopo l’altro, per poter percepire pienamente il filo rosso che li lega (anche grazie al grandissimo lavoro sugli artwork di Branca Studio). La mia speranza è che l’ascoltatore possa tracciare una crescita artistica da album ad album; io personalmente li ritengo maturi al punto giusto, anche se ovviamente mi auguro di continuare a poter crescere e sperimentare nel solco di quanto ho finora realizzato.

Una produzione che risiede interamente nell’espressione del tuo spirito creatore: come nasce, dunque, il Massimo Usai musicista? Quali sono i suoi progetti futuri?
È vero, ho composto gli album in totale autonomia, occupandomi di ogni aspetto della produzione e dell’esecuzione, ma ho avuto anche il grande onore di poter contare su collaboratori incredibili per la realizzazione dei brani: oltre a Tobias, ci sono i featuring di Monte Pittman (il chitarrista di Madonna), Tying Tiffany, Hélène De Thoury (Hante), Ugo Laurenti (autore della colonna sonora di Voci Notturne, la serie cult di Pupi Avati), Tony Kim dei Dance With The Dead, Trevor Church dei Beastmaker e Haunt, Darren Travis dei Sadus e ovviamente Cody Carpenter (figlio del regista John Carpenter e co-autore di Lost Themes I/II), che compare coi suoi virtuosismi synth in ben 5 brani all’interno del trittico. Credo che il Massimo Usai musicista sia nato quando ha realizzato che si poteva accostare alla potenza espressiva della musica l’intensità dell’oscurità e del mistero – una lezione che la mia città natale, Cagliari, ha saputo impartirmi molto abilmente. Al momento sono in attesa della pubblicazione di The Burning Dawn in vinile, in uscita per Bronson Recordings il 7 settembre. Nel frattempo sono in studio insieme a Juan Zurdo, batterista di Madrid con cui collaboro dal 2017: stiamo lavorando insieme ad alcuni nuovi brani e ci stiamo preparando per l’esibizione al Lars Rock Fest di Chiusi (SI) del prossimo 7 luglio e a quella del Vibes & Waves di Portoferro (SS) prevista il prossimo 5 agosto, insieme a nomi come Hailu Mergia, Amycanbe, The Pop Group, Japandroids e Protomartyr. Infine, ci stiamo muovendo per un prossimo tour Europeo: non vedo l’ora di concretizzare questa occasione per portare ancora una volta le ombre della mia città in giro per il mondo.

Sabino Forte