Voto

7.5

Primo lungometraggio del trentaseienne greco Yorgos Zois, Interruption si serve di un episodio di cronaca, quello dell’attacco terroristico al teatro Dubrovka, per esplorare le dinamiche con cui realtà e finzione si intrecciano, al cinema e al teatro. Il 23 ottobre 2002 quaranta militanti ceceni sequestrarono le circa 850 persone presenti nel teatro di Mosca; ma il pubblico, all’inizio dell’attacco, era convinto che l’irruzione degli attentatori facesse parte dello spettacolo stesso.

Il regista fa di questa surreale incomprensione il tema principale del film, trasfigurando l’accaduto: l’interruzione avviene durante una rappresentazione postmoderna dell’Orestea di Eschilo nel teatro di Atene; gli attentatori sono un misterioso “Coro” composto da giovani vestiti di nero che si proclamano “guida della serata” e invitano alcuni membri del pubblico a salire sul palco, prendere parte allo spettacolo e reinterpretare l’Orestea ambientandola ai nostri giorni. Gli spettatori li assecondano, mentre gli attori osservano impotenti, bloccati nella scenografia dello spettacolo: un insolito scambio di ruoli, una situazione ambigua in cui il pubblico, ora attore, e gli attori professionisti non riescono a capire chi stia recitando e chi no.

Il confine tra realtà e finzione, spettatori e spettacolo perde di senso e la vicenda esonda dal palcoscenico invadendo l’intero teatro. Molti elementi della diegesi restano irrisolti, così come non vengono offerte spiegazioni sulla natura del Coro, e sulle loro motivazioni: lo spettatore viene così portato a riflettere sulla condizione del pubblico a teatro e sulla natura catartica e liberatoria di questa forma d’arte. È infatti assistendo alla messa in scena di vicende tragiche che l’individuo, sin dall’antichità, è stimolato a indagare il proprio vissuto, attraverso un processo di autoanalisi che in qualche modo lo “purifica” dalle esperienze e dai ricordi conflittuali.

Le azioni del Coro sono dunque orientate a suscitare una serie di domande nella coscienza dello spettatore: è ancora possibile una catarsi attraverso il teatro? Ma, soprattutto, come chiede il leader del Coro a una ragazza del pubblico, quello che accade sul palco è realtà o finzione?

Valeria Fanti