Voto

9
 

Una console e cinque emozioni. Le due premesse da cui partire per creare l’ennesimo piccolo, grande capolavoro.
Inside Out ha il requisito principale di cui tutti i migliori lungometraggi della Pixar Animation Studios (Toy Story, Wall-E, Up!) sono provvisti: la capacità di conquistare qualsiasi tipo di pubblico veicolando importanti tematiche che riguardano in prima persona tutti noi.

L’acutissima leggerezza con cui Peter Docter riesce a raffigurare, attraverso i personaggi Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura, cosa succede dentro la testa di un essere umano – in questo caso Riley, una ragazzina di 11 anni – è folgorante; talmente folgorante da diventare, d’un tratto, toccante.

Ci si trova spiazzati davanti alla realtà: quanto influiscono le emozioni sulla vita di un individuo? Basta poco più di un’ora e quaranta per darsi una risposta. E la leggerezza di cui sembra essere saturo il film non è che un intelligentissimo pretesto per comunicare quanto sia importante conservare ogni stato d’animo, dandogli la considerazione che merita, anche quando si tratta di un sentimento spiacevole.

Inside Out conferma la formula vincente della Pixar, che ci lascia – ancora una volta – di stucco.

Christopher Lobraico