Intorno alla metà degli anni ‘70 cominciò la cosiddetta “era dei blockbuster: le major hollywoodiane iniziarono a produrre un numero ristretto di pellicole ad alto budget e visivamente spettacolari, destinate a tutte le fasce di pubblico e in particolare ai giovani. In questo clima di novità Steven Spielberg, tronfio del successo di Jaws (uscito nel 1975 e considerato il primo blockbuster della storia del cinema) realizzò, due anni dopo, Incontri ravvicinati del terzo tipo, uscito in Italia il 24 febbraio 1977: non un blockbuster vero e proprio ma una sorta di “ibrido”, che sarà comunque in grado di compensare gli ingenti costi di realizzazione con un grande successo al botteghino. La pellicola era destinata a entrare nell’immaginario collettivo come un’icona dello sci-fi cinematografico.

Insieme a Guerre Stellari (George Lucas, USA 1977), che uscì nel maggio dello stesso anno, il film segnò un momento di rottura rispetto al passato non solo dal punto di vista stilistico, ma anche per l’intero genere fantascientifico. Se fino al 1977 alieni e UFO erano sempre stati ritratti come invasori malvagi e spietati nei confronti del nostro pianeta, Spielberg li mostra come degli umanoidi disposti alla comunicazione, al dialogo e al patteggiamento; trasmettendo una sorta di invito all’accettazione e alla pace con ciò che è diverso e nuovo, nonostante, in quanto tale, faccia paura. La linearità del racconto e il lieto fine non aggiungono niente di innovativo alla tradizionale narrativa cinematografica, ma a conferire rilievo al film è la sua singolarità creativa, il suo punto di vista non più negativo e opprimente nei confronti degli “stranieri”, bensì ottimista, che influenzerà l’intero universo fantascientifico successivo.

Anche l’impatto degli effetti speciali fu notevole. Spielberg si avvalse di tecniche per l’epoca eccezionali e ancora oggi apprezzabili grazie all’alto budget a disposizione, che gli permise di effettuare un embrionale tentativo di CGI, sebbene venne accantonato a causa degli elevati costi di realizzazione, persino per la Columbia Pictures.

Ma ancora di più degli effetti speciali, un altro elemento che rese il film indimenticabile è la colonna sonora di John Williams, in particolare la melodia che caratterizza l’arrivo degli alieni, che venne commissionata al musicista direttamente da Spielberg. Per il regista, infatti, la sequenza di cinque note doveva essere una rappresentazione musicale della parola “hello”, volta a sottolineare ancora una volta gli intenti pacifici degli alieni. Questa breve melodia entrò nella storia del cinema e della musica, tanto che è possibile trovarne riferimenti e citazioni in numerosi film e canzoni di ogni genere.

Incontri ravvicinati del terzo tipo fu al contempo una pellicola di rottura e di continuità, specchio di un’epoca in cui l’industria cinematografica si dirigeva verso la produzione di blockbuster e la creazione di franchise, mentre manteneva ancora forti legami con la tradizione precedente. In questo clima, il film di Spielberg si inserì come un’opera innovativa e dall’atmosfera sognante, che prometteva un futuro ottimista per la scienza, per il rapporto tra l’uomo e lo spazio, tra la tradizione e ciò che è sconosciuto.

Alessia Arcando