Voto

5
 

Uno spettro si aggira per l’Europa. Braccato da censura e polizia, osteggiato dai suoi stessi alleati, il giovane Karl Marx (August Diehl) vaga inquieto tra Parigi e Manchester, Londra e Bruxelles nel tentativo di fondare il nascente movimento operaio sulla base delle sue teorizzazioni.

Dalla nascita del sodalizio con Engels (Stefan Konarske) alla pubblicazione del Manifesto del partito comunista, il racconto di Raoul Peck cerca di smarcarsi dai canoni del film biografico, cercando di restituire un ritratto tridimensionale di un uomo ben lontano dalla polverosa immagine del pensatore; un Marx tanto giovane, appassionato e mordace quanto testardo e facile all’ira. E se l’afflato spettacolare dei primi minuti sembra confermare questa scelta programmatica grazie all’uso di carrelli e rallenti, il film si fa via via più convenzionale, scivolando lentamente in tutti i cliché del genere.

Il rischio agiografico è dietro l’angolo. Mentre i protagonisti diventano ben presto uomini soli, geni che lottano contro l’ignoranza e l’invidia dei propri antagonisti, la messa in scena si appiattisce e la narrazione viene ridotta a quella di un biopic raccontato con poca enfasi e ancora meno mordente, perdendo per strada proprio quello spirito pragmatico che ha reso grande il pensiero del filosofo di Treviri.

Francesco Cirica