1. Il triangolo no!

Lei, lui, l’altro. E sullo sfondo la prima guerra mondiale. Già questa premessa basterebbe a riassumere Il confine, il nuovo film di Rai1 andato in onda in due puntate il 15 e 16 maggio 2018. Seguendo il più classico dei cliché, quello del triangolo amoroso, si seguono le vicende di Bruno Furian (Filippo Schicchitano), Emma Cattonar (Caterina Shulha) e Franz Von Helfert (Alan Cappelli Goetz), tre ragazzi triestini alle soglie della maturità, quella scolastica e quella della vita. Il rimando, seppur minimo, è a Novecento (1976) di Bernardo Bertolucci: l’amicizia tra due ragazzi di estrazione sociale diversa schierati ai due lati di un conflitto che stravolgerà le loro vite. In più, una donna, costretta a dover scegliere tra l’amore per l’uno e l’amicizia per l’altro.

2. Un massacro

La prima guerra mondiale è stato il primo conflitto a cui l’Italia, una nazione strategicamente e militarmente impreparata, ha partecipato. I giovani sono stati le principali vittime dei massacri della guerra, giovani appena maggiorenni costretti ad arruolarsi per affrontare una difesa disperata. Il confine si inserisce in questo contesto, filtrando attraverso i sentimenti dei protagonisti le vicende al fronte, rendendo così il soggetto più leggero e fruibile. Tuttavia, pur non pretendendo di assistere a battaglie alla Salvate il soldato Ryan, alcune scene di guerra appaiono riduttive e non riflettono l’orrore reale delle carneficine che furono.

3. Fedeltà storica

Un argomento quasi mai affrontato, quello dell’irredentismo e della dominazione austriaca di Trieste durante la Grande Guerra, viene raccontato da Andrea Purgatori (autore della fiction) con grande maestria, affidandosi a consulenti storici di rilievo. La fedeltà storica, sia nella ricostruzione dei fatti, sia, soprattutto, dell’ambientazione e dei costumi, è un grande punto a favore della serie.

4. L’età dell’innocenza
 

L’aspetto più drammatico de Il confine è la perdita dell’innocenza da parte dei tre protagonisti e il loro prepotente ingresso nella vita adulta. Bruno, Franz e Emma sono lo specchio dei tanti giovani dell’epoca che, senza aver mai imbracciato un fucile prima di allora, sono stati catapultati al fronte, abbandonando da un giorno all’altro famiglia, amori e affetti. All’improvviso, qualcosa di più grande di loro li ha sopraffatti e tanti, troppi, non sono tornati, abbattuti come bestie da macello. E anche chi è tornato non è mai riuscito a togliersi di dosso l’orrore di quella guerra.

5. Basito F4

Cosa dire della recitazione? Sembrerebbe uscita direttamente da Gli occhi del cuore (vedi Boris). Seguendo fin troppo alla lettera le istruzioni di sceneggiatori un po’ pigri, gli attori fanno incetta di facce basite e sguardi persi nel vuoto. Si salva, dei tre, solo Filippo Schicchitano, che riesce in qualche modo a dare profondità ai sentimenti del suo personaggio. Anche i solitamente talentuosi Massimo Popolizio (Generale Cadorna) e Stefano Dionisi (padre di Emma) sembrano rimanere intrappolati in ruoli senza respiro.

Giorgia Sdei