Voto

7
 

A quattro anni da Per altri occhi, Silvio Soldini (che si concede un’apparizione à la Hitchcock insieme ad Alba Rohrwacher) torna ad affrontare la cecità con un approccio consapevole e memore della passata esperienza. Del documentario Soldini mantiene lo stile sobrio, di chi osserva con rispettoso distacco non privo di sympathy i personaggi, e rimane a debita distanza dal patetismo, facile trappola insita nel tema stesso del film. Del documentario mantiene anche il taglio, leggero, tragicomico e ironico, che raggiunge gli apici più esilaranti con l’esuberante Patti (interpretata da un’Arianna Scommegna in gran forma).

È Emma (Valeria Golino) il personaggio forte del film, che porta passione, speranza e luminosità nella vita di chi le sta intorno; guida e modello di vita per la giovane Nadia (Laura Adriani), che ha intrapreso una lotta straziante contro la sua stessa cecità, e per Teo (Adriano Giannini), incapace di assumersi le proprie responsabilità di uomo adulto. Soldini asseconda il loro rapporto altalenante con una messa in scena sinergetica, che si allarga e stringe nel formato a seconda del loro reciproco stato d’animo, sulla scia di Mommy di Xavier Dolan. Valeria Golino è straordinaria nel rappresentare i risvolti tragici della propria condizione, solo suggeriti da brevi scambi di battute o dinamiche appena accennate, tanto emozionanti quanti raffinate. E la macchina da presa empatizza con lei, attraverso un uso sempre accorto di camera a mano e sfocati distorti, disorientanti.

Forte di una narrazione lineare ma non semplicistica, Il colore nascosto delle cose approda a un finale classico, che risolve tutte le linee narrative ma non scade nell’ovvietà: rimane con i piedi per terra, lasciando aperto uno spiraglio di realistica e onesta incertezza.

Benedetta Pini