“È solo la visione condivisa davanti a un grande schermo che può recuperare, di questi film, l’autentica bellezza visiva, l’emozione dirompente, e tutto il divertimento, il piacere, il brivido.” Si potrebbe riassumere con questa unica frase il progetto Il Cinema Ritrovato, ideato dalla Cineteca di Bologna per riportare sul grande schermo una selezione di grandi Classici di un tempo ma privi di tempo, restaurati in digitale – supporto più economico e facilmente distribuibile. Un’iniziativa di portata nazionale e di durata annuale, che permette di (ri)scoprire gli indimenticabili tesori della storia del cinema, ma anche la piccola dimensione della sala cinematografica unica, habitat naturale di queste pellicole.

Giovedì 12 febbraio 2015 è stato proiettato Barry Lyndon al Cinema Rondinella di Sesto San Giovanni (MI), il grande capolavoro di Kubrick o addirittura di tutta la storia del cinema. Le scomodissime sedie non permettono di dimenticarsi neanche per uno dei 184 minuti di non trovarsi in un multisala, tanto meno la leggera deformazione trapezoidale della proiezione.
A parte queste sottigliezze, si tratta di un’esperienza fondamentale, soprattutto per noi giovani che non abbiamo potuto vederlo nel momento in cui era uscito. Il grande schermo cattura totalmente lo spettatore, trasportandolo in un susseguirsi di meravigliosi tableaux, costruiti da Kubrick fin nei minimi dettagli e apprezzabili appieno grazie alle caratteristiche carrellate all’indietro, talmente lente da essere quasi impercettibili. L’impressione è di ritrovarsi catapultati in dipinti settecenteschi, grazie anche alla maestosa colonna sonora – costituita da brani di musica classica, tra cui la celebre Sarabanda dalla Suite num. 4 in re minore HWV 437 di Handel riscritta da Rosenman – calorosamente avvolgente.

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L’aspetto più incredibile del film è che sia stato girato interamente ed esclusivamente con illuminazione naturale: un’impresa impossibile, eppure Kubrick ci riuscì, grazie all’adattamento – altra operazione al limite dell’inverosimile – per la BNC dell‘obiettivo Carl Zeiss Planar 50mm f/0.7. Risultano per questo straordinarie le sequenze a lume di candela, o meglio, di centinaia di candele, per rimanere pienamente fedele – nonostante qualche piccolo anacronismo gli fosse comunque scappato – all’ambientazione storica.

La cura maniacale per il realismo dei dettagli, la simmetria e l’accurata costruzione dell’inquadratura ha sempre caratterizzato Kubrick, eredità che aveva ricevuto da Hitchcock e ora passata evidentemente a Wes Anderson, come anche a Quentin Tarantino e Darren Aronofsky, che hanno nei confronti del maestro newyorkese un debito enorme.
Il cinema tutto deve molto alla profonda dedizione con cui Kubrick costruiva i propri film consegnandoli alla storia, e ora che abbiamo la fortuna di poterli rivedere esattamente come desiderava venissero fruiti, conviene non perderseli.

Benedetta Pini