Giovani si diventa

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Il regista Noah Baumbach è spietato nel raccontare l’attuale paradosso delle coppie in crisi di mezza età e dei trentenni amanti del vintage dall’ostentato gusto rétro, evidenziando gli aspetti tragicomici di entrambi. Nonostante l’interessante ansiogena trasformazione della commedia in thriller, la riflessione sull’attualità del cinema documentaristico e l’impeccabilmente imbranato Ben Stiller, la pellicola curata nei particolari, non soddisfa lo spettatore, lasciandolo uscire dalla sala oscillante tra l’appena annoiato e l’abbastanza divertito.

Babadook

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Stephen King l’ha definito “profondamente disturbante”, ma questo roboante epiteto non è altro che la solita campagna pubblicitaria legata ai film horror in arrivo. Nonostante la delusione di non trovarsi sulle montagne russe come promesso dai trailer, la trama è intrigante nella sua semplicità. Riaffiora l’atavica paura dell’uomo nero e delle più recondite pulsioni umane negative da lui rappresentate. Purtroppo, però, questo tema viene banalmente sviluppato e rimane solo il gusto sfrenato per scene paurosamente sgradevoli. Insomma, il classico blockbuster estivo. E che la mamma non si senta in colpa per aver desiderato di strangolare suo figlio; a chi non sono mai passate per la testa fantasie del genere?

Spy

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Puntuali quanto le repliche de La Signora in Giallo, ogni estate tornano i film demenziali con poca arte e poca parte, ma che inevitabilmente sbancano il botteghino proprio grazie alla loro rinfrescante frivolezza.  Action movie demenziale che si fa palesemente gioco dei thriller spionistici più o meno tutti uguali riuscendoci discretamente, Spy promette bene già dal cast, nel quale figurano Melissa McCarthy (aka Sookie di Una mamma per amica), Jason Statham e Miranda Hart, con il piacevole accompagnamento di Jude Law. È anche grazie alle performance degli attori che due ore di film – solitamente troppe per una commedia – scorrono fluidamente. Il risultato è una pellicola piacevole che riesce a strappare anche più di una risata genuinamente divertita, soprattutto negli sketch, basati sì su doppi sensi e battute banali, ma sempre nei limiti di quel buon costume che nelle commedie degli ultimi anni sembrava essere stato dimenticato. Nel complesso Spy non delude le minime aspettative, ma nemmeno le supera, meritandosi giusto una sufficienza piena.

Pixels

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È comprensibile che da un film come Pixels non ci si debba aspettare un esempio di cinema d’autore, però almeno un accenno di intrattenimento decente dovrebbe essere concesso. Sì, a livello tecnico è inappuntabile: effetti speciali stellari, montaggio impeccabile e fotografia pulita come da manuale. Ma tra dialoghi insostenibili, personaggi irritanti, cliché noiosi e sviluppi senza alcuna logica, Pixels è la prova che per produrre un buon intrattenimento non basta un budget extraterrestre. Per non parlare di come sia impossibile capire a chi sia indirizzata la pellicola. Adulti? Bambini? Sarà oggetto di studio per una futura puntata di Voyager. In sostanza, per una buona sceneggiatura carta e penna costano poco; per tutto il resto ci vogliono fantasia e talento. Resta decisamente migliore l’episodio di Futurama da cui la trama è scopiazzata.

Ex Machina

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Bisogna davvero mettersi d’impegno per trasformare un potenziale gran thriller in una noia mortale — peraltro, di due ore! Se, infatti, il soggetto di Ex Machina prometteva un interessante spunto di riflessione sul rapporto dell’uomo con le macchine e le intelligenze artificiali, la resa effettiva è davvero sconfortante. Un groviglio di frasi a effetto, una climax mancata e una scarsa tensione di fondo ci fanno chiedere se avremmo potuto spendere i nostri soldi in maniera migliore. Peccato per Alex Garland – qui per la prima volta alla regia –, sceneggiatore del ben più accattivante 28 Giorni Dopo.

Ant-Man

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La casa delle idee punta su Ant-Man, permettendo così agli appassionati di Cinecomics, ormai abituati ad atmosfere più importanti come in Guardiani della Galassia e Avengers: Age of Ultron, di prendere fiato con un film dalle aspettative sicuramente ridimensionate. Ant-Man assume così una connotazione ironica – Paul Rudd perfetto per questo ruolo – e sorprendentemente godibile, sia per gli scontri sia, soprattutto, per la struttura delle scene in cui il piccolo supereroe interagisce con le formiche, mostrando il mondo che ci circonda da un’altra prospettiva. Un solo appunto: l’intensità emotiva spesso vacilla, elemento di cui molti film supereroistici hanno assolutamente bisogno per rendere onore alle pagine da cui sono tratti.

Mission: Impossible – Rogue Nation
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Negli ultimi tempi il caro vecchio cinema vuole proprio accontentare gli inguaribili nostalgici: da Jurassic World, all’attesissimo Star Wars: Il ritorno della forza, alle voci di corridoio sulla produzione di Top Gun 2. A quanto pare a Tom Cruise la novità sta un po’ strettina, e allora voilà, buona la quinta: Mission Impossible è tornato. Mission: Impossible – Rouge Nation riesce a mettere tutti d’accordo. Dimenticatevi l’impeccabile spia dalla battuta sempre pronta e fornita di dispositivi che neanche l’Ispettore Gadget può vantare. Il regista Christopher McQuarrie prende ironicamente le distanze dai prequel; punta sulla spettacolarità dell’azione, sull’escamotage ben pensato e su un cast riuscito: prima tra tutte Rebecca Ferguson, l’affascinante e spietata spia che conquista tutti senza aver bisogno di vestitini succinti o di spacchi vertiginosi da bondgirlSarà l’inizio di una nuova generazione dell’impossibile?

La Redazione