Voto

7

Il bene mio è un po’ come quei primi appuntamenti perfetti in cui va tutto fin troppo bene, anche oltre le aspettative, ma alla fine, nel momento cruciale in cui si dovrebbe scopare, non si scopa, ed entrambi capiscono che non scoperanno mai perché, dopotutto, non è scattatoassolutamente niente.

L’ultimo lavoro del regista pugliese Pippo Mezzapesa prende la strada del ghost movie e adotta con eleganza gli stilemi del cinema contemporaneo, come la fotografia raffinata e attenta ai dettagli e i long take accurati. Così riesce a esprimere appieno una sensazione di abbandono e di vita parcheggiata, che si strascica per l’intera pellicola. La scrittura si concentra su una metaforica cittadina abbandonata, Provvidenza – che altro non è che il riflesso del nostro Paese –, alle prese con immigrazioni e calamità naturali, per ammonire gli spettatori sui rischi di un’eccessiva propensione a dimenticare e a farsi scivolare la cultura tra le mani.

Sergio Rubbini, nel ruolo del protagonista, si conferma una delle vere colonne portanti del cinema popolare italiano; la voce dei pochi per i molti. Affiancano l’attore barese Dino Abbrescia e Francesco de Vito, pionieri di una recitazione nazional popolare grezza ma autentica. Insomma, la seconda fatica del giovane Mezzapesa è un lavoro da primo della classe, giusto e coerente, al quale manca però quel quid che lo renda davvero completo.

Fabrizio La Sorsa

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