Voto

8
 

Quando finisci nel deserto della California insieme a Joshua Homme non tornerai più quello di prima.

Post Pop Depression segna la chiusura di un ciclo con un sottofondo di chitarre taglienti e sporche, cori in pieno stile QOTSA e quella voce inconfondibile segnata dal tempo che, mai come in questo nuovo lavoro, sembra paradossalmente più giovane e incazzata che mai.

Si riparte dal 1977, dal sound di The Idiot e Lust For Life e dall’art pop figlio di Bowie in Gardenia, si passa per le disincantate American Valhalla e Break Into Your Heart, fino ad arrivare a un’orgia di cori scanzonati, chitarre stridenti e uno sgraziato Iggy che si lancia in un monologo finale al limite della nevrosi, degno della miglior sequenza di un film di Tarantino.

Grazie, Homme, per aver riportato dal deserto l’iguana che tutti amiamo ai fasti del passato.

Christopher Lobraico