Voto

7.5
 

Se l’aspettativa è quella di vedere un nuovo Lo chiamavano Jeeg Robot e di ripercorrere le imprese eroiche-romanesche di Santamaria Vs Marinelli, si è sulla strada sbagliata: I peggiori ha un’identità ben definita capace di donare nuova linfa al cinema italiano.

Il film di Vincenzo Alfieri sottolinea l’impegno dimostrato in Italia negli ultimi anni di dar vita progetti audaci e rischiosi, ben distanti da un certo tipo di produzione propenso a un incasso facile piuttosto che a proposte autoriali di qualità. Sesso, azione e scenari fumettistici verosimili sono gli ingredienti principali di questa nuova tendenza made in Italy, che inizia a radicarsi nelle nostre sale dopo il successo di prodotti come Smetto quando voglioVeloce come il vento e di serie tv accattivanti dal respiro internazionale che hanno come parola d’ordine la qualità (Romanzo criminale – La serie, Gomorra – La serieThe Young Pope).

I peggiori cavalca l’onda dell’antieroismo, radicato nella circoscrizione cittadina partenopea, che funge da set autentico e naturale diverso dall’abitudinaria messa in scena nostrana. La sceneggiatura costruisce una commedia dalle sfumature amare e dalle citazioni cinematografiche affrontate con la deformazione della parodia, e regge così il confronto con i suoi predecessori; nonostante qualche superficialità di troppo ricordi la giovane età degli autori. Gli interpreti sorprendono con delle performance capaci di conferire un accento nazionalpopolare ai loro personaggi, eroi popolari, figli di una quotidianità difficile e di un populismo ormai egemonico: gli eroi di cui si ha bisogno in questo momento storico.

Con film come I peggiori il cinema italiano sta ponendo le basi su cui risorgere a livello internazionale, e lo sta facendo in modo inedito e moderno.

Fabrizio La Sorsa