Voto

5.5
 

Dopo aver esplorato le tinte country del New Mexico (Crazy Heart, 2009), le periferie suburbane dell’America di oggi (Out of the Furnace, 2013) e il mondo criminale degli anni ‘70 (Black Mass, 2015), il giovane regista statunitense Scott Cooper si immerge ora nelle atmosfere western con Hostiles – Ostili, presentato in apertura dell’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma.

Collocandosi sulla scia del western revisionista (ormai scandagliata in tutte le sue forme negli ultimi cinquant’anni), il film tematizza la presa di coscienza di uno spietato capitano dell’Unione degli orrori commessi durante la guerra, il quale gradualmente inizia a interrogarsi sulle implicazioni etiche del trattamento riservato agli indigeni da parte dell’esercito federale. In piena conformità con chi lo ha preceduto, Cooper rispetta tutti i canoni stilistici topici del genere: campi lunghissimi sulle praterie del Centro America si alternano a primissimi piani, inquadrature rette dalla potenza di sguardo del protagonista Joseph Blocker (Christian Bale) e le lunghe sequenze cariche di silenzi sono ritmicamente interrotte da bruschi scoppi d’azione.

La presa d’atto di Blocker e il suo progressivo percorso di redenzione, tuttavia, sono trattati con scarso approfondimento e la retorica impera dilagante, inghiottendo ogni ulteriore riflessione che il tema avrebbe potuto suggerire oggi (non si scordi che il filone revisionista del genere ha preso avvio in un clima storico e sociale, quello della Guerra in Vientam, non tanto diverso dall’attuale, profondamente scisso e carico di tensioni razziali). I dialoghi, in particolare, si susseguono privi di vigore e inventiva e i personaggi appaiono tipizzati e appena tratteggiati. La dimensione spettacolare, seppure viva grazie alle musiche di Max Richter e alla carismatica presenza scenica del principale interprete Bale, non basta a mettere in salvo il prodotto finale.

Giorgia Maestri