Hitler contro Picasso e gli altri. L’ossessione nazista per l’arte è un documentario scritto e diretto appositamente per il grande pubblico. La regia di Claudio Poli, il soggetto di Didi Gnocchi e la voce narrante, profonda e autorevole, di Toni Servillo fanno da cornice a una vicenda tutta ancora da scoprire, le cui tracce cominciano a intravedersi grazie a fonti e testimonianze storiche.

Il documentario, che deve molto alla didascalica impostazione anglosassone, racconta del tormentato rapporto di Adolf Hitler e del suo braccio destro e amico Hermann Goering per l’arte, antica e contemporanea. Il film ricostruisce debitamente le fila di questa relazione, conducendo su due piani paralleli le vicende storiche e le scoperte recenti.

Il 1937 è l’anno di snodo, è l’anno cruciale. A Monaco, poco distanti tra loro, sorgono due grandi esposizioni: l’entartete Kunst (arte degenerata) mette all’indice ed espone in maniera sommaria moltissime opere contemporanee, tra cui quelle di Otto Dix, George Grosz, Paul Klee, Max Beckmann, Oskar Kokoschka e Piet Mondrian, mentre La Grande Esposizione dell’Arte Germanica celebra la tradizione, la bellezza classica e il trionfo della razza ariana.      

Le opere degenerate, sottratte a facoltosi collezionisti ebrei o scambiate con un visto per l’estero, ancora oggi non sono state del tutto recuperate: circa 1600 tra tele, statue marmoree e lignee, arazzi del Rinascimento italiano e di quello fiammingo sono ancora da ritrovare e identificare. Le foto e i filmati d’epoca raccontano di un’ambizione fuorviante, di un sogno imperiale che avrebbe collocato a Linz, cittadina austriaca da cui proveniva il Führer, un enorme museo contenente tutte le opere d’arte trafugate in giro per l’Europa. Oltre a suggerire come il progetto fosse un’allucinazione propagandistica, il documentario ravvisa un collegamento tra la presunta arte degenerata e quella razziale.

La narrazione di Toni Servillo fa continuamente da spola tra il passato e il presente, mentre ospita lo spettatore nelle facoltose abitazioni d’oltreoceano di famiglie ebree riuscite a scappare durante il secondo conflitto mondiale. Quelle stesse che oggi rivendicano la loro eredità, strappata e violata dalla brama delirante del regime nazista. 

Hitler contro Picasso e gli altri ha un corpo narrativo centrale da cui si dipana un glossario ordinato e vasto, denso di vicende pericolose e dolorose. Pare suggerire che, se esiste un fine teleologico per lo sviluppo della storia, allora diventa necessario conoscerne le regole, esercitare la ricerca, affinché la storia delle cose coincida con la storia dell’uomo.

Agnese Lovecchio

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