Quando si parla di Godard è inevitabile pensare a lui come a un soggetto attivo all’interno della storia del cinema e consapevole, un po’ per autocompiacimento intellettuale un po’ per sensibilità, che certe evoluzioni stilistiche e teoriche si sono verificate proprio grazie al suo lavoro. E non esiste strumento migliore della sua Histoire(s) du cinéma per tracciare un percorso, una tassonomia della storia del cinema e del contributo dello stesso Godard alla settima arte.

Histoire(s) du cinéma è una vera e propria video-opera, una mastodontica istallazione pensata per il piccolo schermo (o meglio, per i piccoli schermi); non è cinema ma ne affronta gli incubi e i sogni, un po’ con orgoglio un po’ con cinismo, attraverso l’uso appropriato di un formato “altro” rispetto a quello della sala cinematografica e che, nel bene o nel male, ne è la diretta evoluzione. Iniziato nel 1988 e maturato nel corso di dieci anni, il progetto è diviso in quattro macro capitoli che ripercorrono tutta la storia del cinema; ma si tratta di una descrizione quanto mai labile e suscettibile a svariate interpretazioni. L’obbiettivo di Godard non era infatti quello di esaminare i film e le pellicole dei più grandi cineasti, quanto piuttosto quello di tracciare un percorso che si snodasse attraverso la storia dell’uomo e le storie del cinema, raccontate dal cinema. Un mare di immagini che, come un oceano in tempesta, non possono che far naufragare il fruitore all’interno di sperdute e lontane isole del pensiero concettuale occidentale, coinvolgendolo in un’esperienza visiva e visionaria.

Ma a chi è destinato questo lavoro così ermetico? Immagini distorte, anacroniste, sovrapposte, in una parola, inesistenti: è una visione che va affrontata a tarda notte, a luci spente, il più possibile lucidi per poter affrontare i fantasmi che solo il cinema riesce a creare. Allora, come Ulisse, non resta che partire per questo viaggio fatto di pericoli e sollievi, senza meta né porti e forse nemmeno partenze. Perché, proprio come la storia, non ha un inizio e nemmeno una fine. Alla base di ogni ricerca vi è una domanda, e in questo caso la più pesante di tutte, quella su cui anche André Bazin ha costruito la propria carriera di saggista cinematografico, è: “Che cos’è il cinema?”. Questa costante ricerca della risposta è la risposta stessa, e Godard, compiaciuto e compiacente, lo sa bene.  È una risposta che si genera in continuazione e stimola un ciclo ininterrotto di domande sempre più specifiche e di risposte sempre meno esaustive. La sintesi ultima del progetto dialettico del regista francese sta dunque nell’atto stesso della ricerca, priva di inizio, di fine e di percorsi univoci, così come la storia: la storia dell’uomo è l’uomo stesso.

E il cinema? Nei suoi studi godardiani Jean Douchet, orientato verso un’ottica materialista e non platonica, cercava di esaminare, scorticare, spianare questa macchina capace di produrre senso, o meglio, sensi – ecco spiegata la  “(s)” di Histoire(s). Il reale viene percepito e immagazzinato dalla macchina da presa, filtrato dalla visione del regista e infine riprodotto attraverso un proiettore che trasmette sullo schermo l’idea, resa concreta dalla luce. Ventiquattro immagini illuse dal movimento: ventiquattro bugie al secondo. La storia del cinema si configura allora come una storia di menzogne. E adesso? Possiamo fruire le immagini allo stesso modo con l’avvento del digitale? E tra cinquant’anni? Negli anni Ottanta Godard era stato quanto mai lungimirante. I primi due episodi sono stati mandati in onda in Francia su Canal Plus tra il 1987 e il 1988. Il resto del lavoro ha dovuto aspettare dieci lunghi anni per vedere la luce, vuoi per l’ampiezza teorica del lavoro, vuoi per i problemi legati al diritto d’autore delle varie clip utilizzate da Godard; un atto rivoluzionario se si pensa che provenivano tutte dalla videoteca di Godard e pagare i diritti sarebbe stato come istituzionalizzare le Histoire(s). Dalla storia del cinema alla storia dell’uomo, dall’anima dell’uomo a quella del cinema, le Histoire(s) sono una via crucis evoluzionistica il cui ruolo è forse quello di resuscitare lo spirito; rinascita che avverrà in un punto non precisato della storia del cinema, la quale sarà sempre, fin dal giorno in cui quel famoso treno spaventò Parigi, la storia dell’uomo.

Michele Granata