Oggi Heath Ledger avrebbe compiuto 38 anni. Dopo aver iniziato a recitare in teatri poco importanti e in serie televisive australiane, a vent’anni esordì al cinema con 10 cose che odio di te (USA 1999), una commedia di Gil Junger che inizialmente gli valse la fama di adolescente belloccio. Per disfarsi dell’etichetta, il giovane Heathcliff decise di aspettare più di un anno prima di accettare altri ruoli, rifiutando copioni su copioni (tra i quali, addirittura, il ruolo di Spider-Man e quello di Anakyn Skywalker) in attesa di una svolta per la sua carriera. Una svolta che arrivò nel 2000 con Il patriota di Roland Emmerich e, un anno dopo, con Il destino di un cavaliere (Brian Helgeland, 2001). Il salto di qualità decisivo, tuttavia, avverrà nel 2005 con I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee, film che lo consacrerà come uno degli attori più interessanti e promettenti della sua generazione e gli varrà una nomination agli Oscar come Miglior attore protagonista.

Ma la fama di Heath Ledger è soprattutto legata al personaggio del Joker nel secondo capitolo della trilogia di Batman di Cristopher Nolan, Il cavaliere oscuro (UK/USA 2008). La leggenda vuole che sia stato proprio questo ruolo a portarlo alla morte: dopo settimane di autoreclusione in un albergo passate a leggere migliaia di fumetti e a lavorare sulla parte annotando tutto su un diario, l’attore sarebbe caduto in uno stato di depressione ai limiti della pazzia.

Nel corso degli anni sono nate numerose curiosità e voci intorno al Joker di Ledger, considerato uno dei migliori villain della storia del cinema, che sembra essere stato una condanna per l’attore australiano: poco prima dell’uscita nelle sale del film, Ledger fu trovato morto a causa dell’effetto combinato di più farmaci. Suicidio o morte accidentale? Metodo Stanislavskij portato all’eccesso o solo dicerie? L’interrogativo è ancora aperto, anche se la depressione diagnosticata e un inquietante “Bye bye” scritto nell’ultima pagina del suo diario fanno propendere per l’ipotesi del suicidio. Molti, tuttavia, continuano a sostenere ancora oggi che Heath Ledger non fosse stato in alcun modo coinvolto emotivamente dal personaggio.

In ogni caso, il mistero intorno alla sua morte sommato al suo grande talento sono valsi all’attore lo status di leggenda e un Oscar postumo. Heath Ledger diede infatti vita a un’interpretazione diventata iconica e considerata una delle migliori di sempre: un personaggio sadico e inquietante, che è riuscito a sostituirsi nell’immaginario collettivo al Joker di Jack Nicholson, reso ancora più raccapricciante dal trucco “disfatto” e dai numerosi tic, creati dallo stesso Ledger grazie all’ampio spazio artistico lasciatogli da Nolan. Furono molte, infatti, le improvvisazioni di Ledger durante il film, e si dice che in alcune scene Michael Cane si sia addirittura dimenticato le battute per lo shock di fronte alla sua interpretazione.

Chi ha lavorato con Ledger ha sempre speso parole positive nei suoi confronti e si racconta che girasse sui set dei film in skateboard e fosse solito abbracciare tutti. Certo è che Heath Ledger era un attore dal grandissimo talento, in grado di cimentarsi nei ruoli più disparati e di passare con disinvoltura da commedie come 10 cose che odio di te o Casanova (Lasse Hallstrom, USA/Italia 2005) a film drammatici, inquietanti e cupi quali La setta dei dannati (Brian Helgeland, USA/Germania 2003) o il commovente Io non sono qui (Todd Haynes, USA 2007), fino a raggiungere il ruolo terrificante del Joker, la sua prima e unica interpretazione come villain. Poco prima di morire Ledger si cimentò anche nella regia, dirigendo alcuni video musicali e iniziando vari progetti. Tuttavia questi, come il suo ultimo film Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo (Terry Gilliam, UK/Canada/Francia 2009), nel quale verrà sostituito da Jude Law, Johnny Depp e Colin Farrell nelle sue tre trasformazioni, furono abbandonati dall’attore prima di essere portati a compimento.

Alessia Arcando