Voto

6
 

Gli ultimi 10 anni hanno visto una fioritura piuttosto varia di nuovi sottogeneri e influenze nel metal, molto spesso con un singolo gruppo o artista a rappresentare il genere; ed è il caso dei Gojira, gli attivisti del metal moderno in veste technical death metal.

Il gruppo francese ha appena rilasciato il suo ultimo lavoro Magma dopo quattro anni da L’enfant sauvage. Come per il precedente, nel nuovo album si mescolano i toni duri del death, una rigida ed efficace tecnica e accenni di sperimentalismo, sonorità che accompagnano testi incentrati su temi ambientalisti e spirituali. Due evidenti elementi di novità sono l’uso più approfondito della voce clean, oltre al consueto scream di Joe Duplantier, e una maggiore tendenza a sperimentare suoni nuovi, che tuttavia risultano spesso troppo azzardati.

Varie fonti hanno etichettato questo lavoro come progressive, ma si tratta di un titolo che gli va stretto: i ritmi più sofisticati, resi possibili dalla stupefacente abilità di Mario Duplantier, e alcuni brani evidentemente sperimentali come Liberation non bastano ad elevare l’album dal magma di accordi bassi e doppio pedale, che regnano ancora sovrani. Brani degni di nota sono Silvera, già rilasciato come singolo, The Shooting Star, che svolge egregiamente il ruolo di introduttore all’album, Magma, la title track al limite della trascendenza e la già citata Liberation, una pregevole conclusione acustica.

Magma è un lavoro troppo pretenzioso, che mostra dei Gojira sicuri di sé ma forse ancora non pronti per l’onore, e l’onere, del progressive metal.

Leonardo Fumagalli