1. Bhoot, Vartamaan, Bhavishy

La protagonista Nida Rahim (Radhika Apte) ci accompagna in un futuro apocalittico dove vige un clima dittatoriale in cui i libri fuorilegge vengono bruciati e cittadini musulmani perseguitati come terroristi. Phantom Films e Netflix agiscono in maniera coraggiosa e riprendono un tema ostico per l’India: la Divisione del Paese del 1947 e lo scompiglio che ha contraddistinto gli anni successivi, senza dimenticare i diversi attacchi terroristici del nostro millennio. Per quanto interessante, il tema della religione come spinta terroristica diventa un’arma a doppio taglio: se da un lato il pubblico assorbe rapidamente le circostanze e l’ambientazione della serie, dall’altro il fanatismo religioso unicamente islamofobico non è verosimile in una dittatura che considera ogni religione un estremismo.

2. Nishtha

Forse non tutti sanno che in India al cinema, prima dell’inizio del film, ci si alza in piedi per cantare l’inno nazionale. Un piccolo assaggio di quello che dal punto di vista occidentale può essere considerato patriottismo non necessario. E le pellicole indiane non mancano di far emergere questo orgoglio, ad esempio attraverso il conflitto tra Rahimi e il padre, che lo crede membro di azioni complottiste anti-nazionali. Questa cieca devozione per la patria farà sgretolare il subconscio della protagonista, in quanto il ghoul (un essere demoniaco) porterà a galla gli orrori del passato. Come sopravvivere? Rimanendo leali al proprio istinto.

3. Aatank

La cattura di Ali Saeed (Mahesh Balraj) con l’irruzione della squadra speciale apre la serie a due scenari narrativi: la da una parte la possibilità che un terrorista esca allo scoperto con pistole e bombe, dall’altro l’atmosfera horror ideale per una qualsiasi apparizione demoniaca. Questa ambiguità pone il terrore politico e il terrore sovrannaturale sullo stesso piano, sottolineando quanto il terrore non sia causato dai fanatici religiosi ma dalle armi, ovvero da un governo genocida. L’apparizione stessa del ghoul non è casuale: raramente inquadrato e dalle forme “ordinarie”, appare lentamente nell’oscurità, rivelando lentamente i peccati dei soldati.

4. Aatank

Le immagini riprese dalle telecamere di sicurezza diventano fonte di angoscia, e in questo senso la regia di Patrick Graham stravolge i canoni dell’horror, portando lo spettatore ad avere paura non per la presenza demoniaca in sé, ma per la sua entità: chi merita l’ira della creatura? Chi merita la sopravvivenza? Le risposte sono tutt’altro che piacevoli: non esistono buoni o cattivi, l’appellativo di eroe può essere ottenuto anche commettendo una violenza. I protagonisti vengono spogliati della loro umanità e gli incubi risvegliati: nessuno è innocente. Nonostante alcuni monologhi non necessari (a volte il silenzio vale più di mille parole), la recitazione è sorprendente, ripulita dalle overreacted emotion tipiche della recitazione indiana; complice la fotografia di Jay Oza, che crea un’atmosfera cupa dalle luci drammatiche, metafora dell’anima dei protagonisti.

5. Parinaam

Strizzando l’occhio a Black Mirror, in soli tre episodi Ghoul dimostra di poter tener testa ai prodotti occidentali. Horror per clima ma non per anima, la serie costruisce una distopia orwelliana che reclama l’opportunità di un sequel, a chiarire come la distopia si mescoli alla mitologia legata alla creatura. Il terreno è fertile, non ci resta che attendere.

Daniela Addea