Voto

8.5

Dai primi singoli su YouTube accompagnati da video ipnotici – si pensi all’hype suscitato da Wily Wily e Dende – ai singoli ufficiali usciti a distanza di qualche mese (l’ultimo, Happy Days, girato in Africa), ogni mossa di Ghali è risultata vincente.

Album è slegato da tutte le etichette di genere e si afferma come un lavoro policromo che porta con sé tante sfumature (anche linguistiche) di flow, di temi e di ritmo. È un disco originale che segue una direzione ben precisa: parla dell’amore per la madre e per la famiglia al di là dei legami di sangue, regala melodie estive da ascoltare in una Milano troppo afosa e passioni esotiche suggerite da Habibi. È un mix anche culturale, che si fa metafora in Pizza Kebab. È un disco frutto di un impegno tanto grande (“Io non posso scendere / … / Devo ancora scrivere un bel po’”) da sfiorare il pop nella traccia finale (Oggi No). Il tutto legato da un filo rosso nei suoni, che si fa come un leggero sentore di spezie aromatiche.

La rivincita sociale di Ora d’aria è allo stesso tempo rivincita musicale: “Cosa vogliono dai miei? / Noi siamo l’independence day”.

Anna Laura Tiberini