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Desidero confermare che sono risultato positivo al virus dell’HIV e di aver contratto l’AIDS. Ho ritenuto opportuno tenere riservata questa informazione fino a questo momento al fine di proteggere la privacy di quanti mi circondano. Tuttavia è arrivato il momento che i miei amici e i miei fan in tutto il mondo conoscano la verità e spero che tutti si uniranno a me, ai dottori che mi seguono e a quelli del mondo intero nella lotta contro questa terribile malattia”.

A poco più di ventiquattr’ore da questo comunicato stampa, il frontman di una delle band più importanti della storia del rock si spense nella sua dimora di Earls Court, Londra, all’età di quarantacinque anni. Era il 24 novembre del 1991. Mercury sapeva di essere sieropositivo sin dal 1987, e qualche tempo più tardi iniziò a manifestare i sintomi della sindrome dell’AIDS. I membri dei Queen ne furono messi al corrente solo nel 1989 quando, a causa dell’accaduto, decisero di abbandonare l’organizzazione del tour dell’album The Miracle. I due album concepiti durante il periodo della malattia Innuendo (1990) e Made In Heaven (1995) sono il frutto di una corsa frenetica di Mercury contro il tempo. Nei due anni dalla diagnosi dell’AIDS fino alla morte, il cantante si chiuse in studio a registrare quante più idee possibili, nonostante la malattia lo costringesse a una situazione fisica debilitata.

Nell’ultimo periodo di vita, dopo aver inciso tutte le tracce vocali di Made in Heaven, che verrà pubblicato postumo, il cantante accusava forti dolori dovuti a una polmonite e fu costretto a non cantare più. La sofferenza permea indissolubilmente gli ultimi due dischi della band con riferimenti alla malattia più o meno evidenti, al di là delle speculazioni di pubblico e critica dopo la morte del frontman, come quella sul celebre brano The Show Must Go Onend-track di Innuendo – che molti accreditano a Mercury ma in realtà fu scritto da Brian May, il chitarrista della band. Innuendo rappresenta, come è stato osservato da molti critici, il testamento dei Queen, che dopo questa produzione non avranno più l’occasione di registrare in studio al completo.

I toni cupi avvolgono il disco già dalla title track Innuendo, ma non hanno mai una portata predominante: la sensazione che si ha è quella di un uomo che dà tutto quello che può sino alla fine, senza mai sembrare una persona sconfitta dell’ineluttabilità del fato. I riferimenti alle produzioni passate attraversano il disco; in molti hanno visto Innuendo come una seconda Bohemian Rapsody per via dei diversi temi musicali che compongono il brano e che come un puzzle si intersecano: l’assolo di chitarra flamenca di Steve Howe, chitarrista degli Yes, rappresenta uno dei momenti più alti del brano. I’m Going Slightly Mad è in biblico fra ironia e malinconia, fra consapevolezza e follia dovuta alla malattia: “You’re simply not in the pink my dear, to be honest you haven’t got a clue” canta Mercury. Headlong non può che evidenziare il tocco di May, che inizialmente voleva includere il brano nel suo disco solista Back to the Light, uscito nel 1992. Il brano possiede una forte carica rock per molti versi vicina al metal, assimilabile al ruolo che rivestiva I Want It All in The Miracle.

Il momento emotivamente più provante del disco è rappresentato da Don’t Try So Hard, che a un testo incentrato sui problemi quotidiani e sul vivere appieno ogni singolo giorno affianca un assolo di May che riesce perfettamente a rendere in musica la sofferenza della voce di Mercury. Non si può poi non citare These Are the Days of Our Lives, considerata un addio di Mercury ai fan, accompagnata dall’ultimo videoclip girato dalla band al completo. The Show Must Go On rappresenta l’ultimo atto, l’all-in musicale dei Queen: i toni apocalittici e la narrazione in termini teatrali non rappresentano altro che l’essenza della vita stessa. “My make-up may be flaking, but my smile, still, stays on!”.

Gaia Ponzoni

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