Nato nel 1897 (due anni dopo la prima proiezione cinematografica della storia al Salon indien du Grand Café di Parigi), Capra è cresciuto insieme al cinema: come il cinema si è trasformato da un curioso passatempo a mezzo artistico, così il regista siculo-americano è passato da tuttofare del set a regista. Per questo Capra descrive il cinema come un “tappeto magico”: un mezzo per dare una svolta alla propria vita tramite l’espressione di sé. In breve: realizzare il sogno americano.

Interprete della storia americana, attraverso il suo lavoro di regista Capra ha analizzato le tappe fondamentali della società statunitense: dall’emigrazione di fine Ottocento al proibizionismo, dalla depressione al New Deal, dalla guerra mondiale alla guerra fredda, ha saputo fotografare un mondo in continua trasformazione, tanto da venire definito un “cantastorie”. A prevalere sono sempre state le vide degli ultimi, di uomini semplici alla ricerca di uno scopo, di una chance per cambiare la propria vita, come i personaggi maschili di Diavoli Volanti (1929), tutti buoni e fragili ma destinati a un continuo fallimento.

Dopo qualche anno, Capra sente l’esigenza di ampliare il bacino del suo pubblico, senza però perdere quelle caratteristiche che hanno determinato l’essenza del suo cinema. Accadde una notte (1934) è il primo film del cineasta che si rivolge a “un pubblico semplice con una storia semplice”.

Tornano le tematiche ricorrenti di Capra, come la contrapposizione tra status sociali e la fuga verso il continente alla ricerca di una nuova vita. Il valore del film sta nei suoi piccoli dettagli, a dimostrazione che il miracolo del successo nasce da cose semplici e imprevedibili: il pollice di Clark Gable e la coscia di Claudette Colbert quando fanno l’autostop, una ciambella per colazione e un autobus che viaggia di notte sulla East Coast.  

In Mr. Smith va a Washington (1939) un James Stewart giovanissimo è l’ottimo interprete di Jefferson Smith, senatore per caso che non vuole sottostare ai giochi e alle trame di palazzo; un giovane dai grandi ideali, lontano dal mondo della mala-politica e dai suoi meccanismi spesso contorti e corrotti. Con questo film, che resta il suo lavoro più cupo, pessimistico e maledettamente moderno, Capra dipinge un quadro accuratissimo del sistema politico statunitense per incoraggiare i buoni a essere sempre buoni, davanti a chiunque e a qualunque ostacolo.

Il segreto del cinema di Frank Capra, del suo modo di intendere il “tappeto magico”, è la semplicità più pura: l’amore per la gente, la difesa della libertà individuale di ognuno e l’uguaglianza sono elementi che manterrà sempre, anche quando dovrà scendere a patti con le major. Ed è stata questa la sua forza. 

Mattia Migliarino

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