Voto

5.5

“Mamma Roma” degli anni Duemila, Fortunata (Jasmine Trinca), protagonista della pellicola omonima, è una madre (quasi) single e frenetica, in costante movimento per inseguire con foga il denaro che non basta mai, il suo sogno di aprire un salone che si allontana sempre di più, la figlia che soffre per la separazione turbolenta dei genitori e l’amore che forse non ha mai capito davvero.

La regia asseconda e a tratti amplifica lo stile di vita vorticoso di Fortunata con una camera a mano che la segue e insegue nel suo movimento incessante da una parte all’altra di Roma. Forte di una fotografia iperrealistica ma debole di una colonna sonora scontata (da Antony Hegarty alla chiusura con Vasco Rossi passando per i The Cure), Castellitto tenta una rappresentazione naturalistica della periferia romana, ma la sua incapacità di sporcarsi le mani, adottando una focalizzazione dall’alto verso il basso, porta in primo piano le vicende e i sentimenti dei personaggi, senza scavare nelle buie profondità della materia trattata.

Le lacune della pellicola sono da attribuire a una sceneggiatura romanzata, eccessivamente innamorata dei propri personaggi e della propria storia: il risultato è un film parossistico, isterico, urlato e sovraccarico (si pensi alla scena melodrammatica di Accorsi che insegue Fortunata in riva al Tevere); appesantito ulteriormente da dialoghi che mirano al naturalismo ma scadono nella banalità dello scambio meccanico di battute.

Benedetta Pini

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