Voto

7

Il nuovo album di Fabri Fibra è una critica a tutto quello che lo circonda; il rinomato rapper sembra essere in guerra con il mondo o, come da copione, non ha nessuna intenzione di tacere. Quello che lo ha sempre contraddistinto e portato ai vertici della scena rap è la sua mancanza di peli sulla lingua: Fibra è diretto e spudorato, ha preso sul serio il suo lavoro e porta con classe il peso della verità che si è promesso di dire sempre e comunque, con toni lontani dal perbenismo e dal buon costume.

Come ogni artista che si rispetti, nel corso degli anni ha attualizzato il suo approccio a questa criticata quanto idolatrata disciplina. È maturato e non può più giocare il ruolo del pazzo come faceva un tempo con i suoi, numerosi quanto spinti, testi misogini e trash capaci di ricreare atmosfere nauseanti, macabre e deliranti al di là di ogni limite. Tuttavia, nonostante molti sentano ancora la mancanza del suo vecchio rap allucinato, Fabri Fibra ha gelosamente conservato la propria schiettezza e arte della provocazione. Questa geniale faccia tosta ha infatti ancora una volta dimostrato di saper giocare il suo jolly: suscitare scalpore. Fibra si è prima di tutto immedesimato nella realtà totalmente priva di logica in cui siamo tutti inseriti e ha poi deciso di incarnarla, dimostrando maestria nell’uso dell’ironia. Il risultato è Squallor – tributo al gruppo omonimo e al loro album di debutto – nel quale, sempre con i piedi piantati nel terreno, dà vita a una lunga serie di ingiurie, rivolte non soltanto ai suoi amati e odiati colleghi, ma a chiunque attiri la sua attenzione e stuzzichi i suoi nervi tesi.

Con tutta la naturalezza che gli è propria, in Come Vasco sembra scagliarsi contro il surrogato per eccellenza di una rock star che si rispetti, appunto, Vasco Rossi. Altri bersagli di questo ultimo sfogo partorito dal rapper marchigiano sono Fedez, nel brano Il Rap Nel Mio Paese, e le radio, nel pezzo intitolato Squallor; queste ultime hanno un mostruoso potere su chi le ascolta, influenzano e indirizzano i gusti musicali fungendo da mezzo mediatico capace di garantire od ostacolare il successo degli artisti e la diffusione dei loro brani.
Come ogni album rap che si rispetti, oltre alle critiche, non mancano le esaltanti rime auto celebrative abilmente chiuse in pezzi come Alieno, all’interno del quale Fibra elenca o, piuttosto, ricorda a tutti noi i suoi successi e la sua indiscussa posizione.
A completare l’opera sono le interessanti e numerose collaborazioni, fonte di enorme curiosità: Playboy con Marracash, in cui entrambi gli artisti si spingono persino contro la loro stessa etichetta discografica – la Universal –, Dexter feat. Nitro e Salmo e Non Me Ne Frega Un Cazzo insieme a MadMan e Gemitaiz, per citarne solo alcune.
La forza distruttiva dei testi è accompagnata da ritmi d’avanguardia, molto attuali e che penetrano le meningi, imponendone l’ascolto e rendendosi facili da apprezzare.

Quello di Fabri Fibra è l’ennesimo, commerciale ma ben riuscito, lavoro che desterà innumerevoli critiche, servirà da spunto per esilaranti dissing e garantirà ancora una volta l’attenzione al rap italiano.

Federica Romanò