Voto

5.5

Considerando il recente interesse cinematografico (Escobar, Di Stefano, 2014) e televisivo (Narcos, 2015 – in corso) per la figura Pablo Escobar, risulta piuttosto rischioso cimentarsi in una nuova trasposizione delle gesta del più grande narcotrafficante di tutti i tempi. Fernando León de Aranoa, infatti, tenta l’ardua impresa ma non aggiunge nulla di nuovo rispetto a quanto già portato in scena.

Questa volta, l’indagine intorno al leggendario trafficante di cocaina si sofferma sulla vita privata, inquadrando in particolare la liaison tra Escobar (Javier Bardem) e la giornalista televisiva Virgina Vallejo (Penelope Cruz), dal cui romanzo autobiografico Amando Pablo, odiando Escobar è stato adattato il film.

L’interpretazione pure valida della Cruz non riesce a misurarsi con quella, intensa e persuasiva, di Bardem, che dona al personaggio i suoi modi pacati, quieti, ma terrificanti. La relazione tra i due, l’elemento cardine che in linea teorica avrebbe dovuto reggere l’intero film, si risolve sbrigativamente in cene al ristorante e qualche telefonata. La morbosa attrazione che lega i due personaggi reali (se mai si possa definire reale il ritratto di Escobar che consegna la giornalista nel suo romanzo) e l’aspetto perverso di fascinazione che l’uomo esercita su Virginia sono appena tratteggiati, senza ulteriori approfondimenti e con scarsa intensità.

Nel complesso la narrazione è appiattita da scarsa profondità di analisi e l’ellittica consequenzialità degli episodi che ricostruiscono ascesa e declino del trafficante risulta sommaria e superficiale. Un vero peccato, data la cura e l’attenzione con cui gli interpreti hanno lavorato sui propri personaggi.

Giorgia Maestri

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