“Uè Milanès!” è stato l’esordio di Milano Liberata nel quartiere della Barona. Rigorosamente il 9 giugno, a un mese esatto di distanza dal concerto in cui 20000 persone si sono raccolte sul lungomare di Mergellina, un’orda di gente si è fiondata a Milano per sentire e soprattutto vedere l’anonimo Messia della nuova musica partenopea. La sua identità rimane ancora un mistero, come pure il suo volto, e il desiderio di poterne scorgere anche solo un dettaglio fa muovere fiumi di persone per tutta la penisola, attirate dal dialetto napoletano come da un pifferaio magico.

Eppure, noi ci siamo riusciti. Un nostro inviato anonimo ha fotografato per la prima volta il viso di Liberato. I suoi occhi che spuntano tra la bandana e il cappuccio e ci dicono finalmente qualcosa di lui.

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Le teorie erano tantissime: da quel MI AMI del 2017 che aveva fatto credere a tutti che Liberato fosse Calcutta (salito sul palco insieme a Shablo, Izi e Priestess), alle ipotesi sul poeta napoletano. Ad oggi la più credibile – e anche la più intringante – è quella del carcerato di Nisida, un po’ per il nome e i testi delle canzoni, un po’ per le sirene (che anche a Milano ha suonato) e per essere sempre scortato da quelli che sembrano proprio essere delle guardie carcerarie.

Su Milano nessun ingresso trionfale, ma l’atmosfera è stata sensazionale: un concerto al chiaro di una luna digitale proiettata su un ledwall. In circa 50 minuti di live Liberato ha sfoggiato la sua scaletta completa, accompagnato da due musicisti anche loro incappucciati: da 9 Maggio a Tu t’e scurdat’ ‘e me, passando per Je Te Voglio Bene Assaje, Intostreet, Gaiola Portafortuna e Me Staje Appennenn’ Amò.

Che sia un poeta o un galeotto, di sicuro ha gli occhi scuri come la pece e delle sopracciglia foltissime.

La Redazione