Voto

6

Dopo Lo sciacallo – Nightcrawler (2014), il californiano Dan Gilroy torna alla regia con End of Justice – Nessuno è innocente (traduzione di Roman J. Israel, Esq.). Pur conservando l’ambientazione metropolitana della sua città natale, Los Angeles, in cui già si muoveva il Lou Bloom di Jake Gyllenhaal, il film imbocca una direzione ben diversa.

La riflessione sulla natura ombrosa e controversa dell’etica soggettiva e professionale, che era stata il pregio del film del 2014, risulta ora appiattita e semplificata. Il confronto dell’avvocato per i diritti civili Roman Israel con il proprio mestiere, pur convergendo qui verso una riflessione di più ampio respiro sul concetto stesso di idealismo, non centra il bersaglio. Per chi sono combattute davvero le grandi battaglie per i diritti civili? Chi ne trae vantaggio? Un tema in apparenza assai promettente ma tradotto sullo schermo con scarsa efficacia, depotenziato da una scrittura poco coraggiosa, che preferisce muoversi in superficie invece di scavare a fondo le contraddizioni vividissime della società statunitense.

Il personaggio di Roman risente tanto dell’ingente carico affidatogli in termini di peso e centralità nelle vicende, quanto della caratterizzazione eccessiva – a tratti caricaturale – messa in atto dall’interprete (Denzel Washington). L’assoluto protagonismo di Washington ha sacrificato altri personaggi – su tutti quello di George Pierce (Colin Farrell) – che, al contrario, avrebbero potuto rendere di più e meglio.

Giorgia Maestri

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