Voto

7

Revival, nono LP dello sfaccettato rapper bianco, è un tagliente calderone traboccante di versi, contenuti, stili e collaborazioni sapientemente intrecciati e dall’approccio inaspettatamente pop. Sarebbe difficile assegnare un aggettivo all’artista in questo contesto: Eminem non rinuncia alla sua solita arroganza e alle continue provocazioni (specialmente in ambito politico, nei confronti del Presidente biondo più odiato dell’Occidente, in Untouchable), ma allo stesso tempo si mette a nudo, parafrasando le sue debolezze e i tremendi errori commessi in passato.

L’artista conferma ancora una volta la sua imbattibilità in fatto di rime (un esempio su tutti la chicca Framed), forte della produzione di Rick Rubin, avvicinandosi comunque a un pubblico meno purista e più radiofonico, affamato di racconti struggenti e relazioni instabili; come già successe con Love The Way You Lie e Monster.

Tra trap, rock, pop, gospel e l’immancabile hip-hop, Revival rappresenta le mille facce dell’artista, che si dichiara a tratti aggressivo e fragile, a tratti provocatorio e sensibile (a volte tutto nella stessa traccia) e si fa forza di numerose collaborazioni (da grandi nomi come P!nk, Alicia Keys, Ed Sheeran e Beyoncé ad artisti meno conosciuti come Phresher) per raggiungere la sua massima espressione artistica. La presenza di copiose influenze e contaminazioni nel disco non fa di Eminem un traditore del rap, come parte degli ascoltatori l’ha definito, ma un artista abile e consapevole, in grado di rimanere fedele al proprio genere arricchendolo di tutti quegli elementi necessari a renderlo più maturo e completo.

Insomma, fate largo al nuovo Slim Shady che, come recita in The Marshall Mathers LP, “does not give a fuck of what you think”.

Giulia Tagliabue