Voto

7

Una costante che ha pesato (e pesa tutt’ora) sulla carriera di Eminem è stata l’incontrovertibile tendenza a dividere in maniera netta i suoi estimatori più accaniti dai suoi hater. Non contribuisce a limare questa forbice Kamikaze, ultimo album di Marshall Mathers uscito per Aftermath Records, che restituisce al mondo dell’hip hop un Eminem nuovamente padrone del proprio ambiente naturale.

Dopo il conclamato fallimento di Revival, le rime scorrono di nuovo potenti ed efficaci e il sound torna verso lo stile Slim Shady, concedendosi di tanto in tanto escursioni (non sempre riuscite) in ambienti più contemporanei. Cambi di tonalità e una tecnica inarrivabile costituiscono lo scheletro portante del disco, che regala il suo meglio in tracce come Lucky You e Stepping Stone – che sembra presa in prestito dalla colonna sonora di 8 Mile. Affiancato da una schiera di produttori con a capo Mike WiLL Made-It, Eminem non solo si prende una rivincita morale nei confronti di chi lo dava ormai per finito, ma sferza anche numerosi attacchi contro l’attuale scena rap a stelle e strisce.

Da Lil Pump a Drake, passando per Machine Gun Kelly e Joe Budden: al di là del flame e delle motivazioni, quella di Eminem è una mirata mossa di marketing per attirare ulteriore attenzione su di sé. Un modo di giocare secondo le regole di chi finora lo aveva criticato ma senza snaturare il proprio credo: questo è ciò che rende Slim Shady una mosca bianca, un unicum impossibile da clonare.

Matteo Squillace

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