Voto

7
 

In una vita precedente DJ Koze sarebbe potuto essere uno scultoreÈ affascinante il modo in cui Koze lavora sul materiale sonico: scava solchi e li riempie, sovrappone e alterna elementi, maneggia forme e consistenze differenti che giustappone o intreccia. E per quanto vario sia il catalogo di texture con cui costruisce i propri brani – superfici lisce, increspate, sottili, sinusoidali, minuscole sfere concentriche saltellanti o schiaffi di piatti sintetici –, Koze riesce sempre a utilizzare suoni che, seppur diversi, presentano alcune fondamentali proprietà comuni: trasparenza, levigatezza, rotondità e compattezza

In un’immaginaria classifica di  album  lodevoli per varietà e coerenza, Knock Knock si posizionerebbe non più in là di una ventina di dischi dal vertice. DJ Koze lavora infatti sui ritmi e sulle melodie nello stesso modo e con la stessa precisione compositiva con cui maneggia i singoli suoni, ed è per questo che l’R&B riesce a confondersi con l’hip-hop (Colors of Autumn) e a non urtare l’indie-folk della successiva Music in My Teeth, che il gospel/soul di This Is My Rock slitta magnificamente nella deep house di Illumination, che quest’ultima traccia trova completamento nella disco-house di Pick Up e che la musica da club e la forma-canzone sono sembrate di rado tanto complementari

Federica Romanò