Voto

7
Da Washington con furore tornano i Death Cab For Cutie, o forse dovrei dire dal Giappone, con furore; già, perché Kintsugi, il loro ultimo lavoro, non è altro che una parola giapponese associata al concetto di “aggiustare le cose”. Visto il recente abbandono di uno dei fondatori non è difficile affiancare questo titolo alla loro voglia di gestire la situazione nel miglior modo possibile. Devo dire che si sono difesi decisamente bene con questo ultimo lavoro. 

Nel 2011 era uscito Keys And Codes, ma non riscontrò molto successo, sicuramente non tanto quanto Transatlanticism. Kintsugi segue  l’ondata che stanno prendendo molte band attuali, quella delle sonorità anni ’80 e delle sperimentazioni strumentali, tutti elementi che conferiscono a quest’album un tono divertente e interessante.  Non possono mancare le solite influenze folk, particolarmente di moda nel ventunesimo secolo.
Spiccano brani come The Ghosts of Beverly Road, forse l’esempio più rappresentativo del positive-mood intrapreso. Oppure tracce  più lente come Hold No Gun, Little WandererYou’ve Haunted Me All My Life. Ma troviamo anche brani dalle sonorità simili a The Killers e a tanti altri del panorama indie-folk-undeground.
Insomma, un album positivo, sicuramente molto orecchiabile e piacevole. Possiamo dire che il “Kintsugi” ha funzionato.
 
Arianna Puccio