Voto

7

Immaginatevi di prendere un gruppo black metal qualsiasi – tanto non sono così diversi l’uno dall’altro – e il post-rock degli ultimi Anathema; fondeteli insieme e avrete scoperto l’essenza della musica dei Deafheaven, che hanno conquistato pubblico e critica con Sunbather (2013). Il successivo album, New Bermuda, era molto atteso e non ha deluso le aspettative, nonostante sia diverso dal precedente: quel mix di rabbia ritmica e di armonie a volte sognanti e rassicuranti, altre volte tristi e lugubri, viene portato qui a piena maturazione. In questa prova i Deafheaven ricordano in parte i The Black Dahlia Murder, anche se lo stile dei primi è più onirico e meno tecnico.

Purtroppo, la forte influenza black metal rende l’album un po’ noioso e ripetitivo. Se durante il primo ascolto vi succederà di addormentarvi alla prima traccia (Brought to the Water) e di svegliarvi all’ultima (Gifts for the Earth) trovando la stessa identica situazione con scream e blast beat folli, non preoccupatevi, è successo anche a me. Mi sarò perso qualcosa nel frattempo? Ebbene sì, delle sezioni con chitarra pulita e leggeri groove di batteria che ricordano il dream pop di certi artisti come i Porcupine Tree (Stupid Dream).

A parte questa piccola nota dolente, l’album è nel complesso ben riuscito, ma soprattutto originale. Peccato per quei metallari che giudicheranno il lavoro un tradimento dei blacksters old school, bollando i Deafheaven come posers. Ma non si può mica accontentare tutti.

Luca Paterlini