1. L’eterno ritorno

Winden è un comune di 1081 abitanti nello stato tedesco della Renania-Palatinato. Circondato da una foresta rigogliosa, è principalmente conosciuto per il pittoresco sistema di grotte sotterranee e per essere sede di un’importante centrale nucleare. Quello che le guide turistiche dimenticano di menzionare è l’inquietante serie di delitti che colpisce la cittadina ogni trentatré anni con tremenda precisione. Gli showrunner Baran bo Odar e Jantje Frejse mescolano It (il ciclico ritorno del Male) con un tocco di fantascienza per fare del primo Netflix original tedesco una produzione che guarda all’America con cuore europeo.

2. Sic Mundus Creatus Est

A Winden nessuno è quello che sembra; tutti nascondono un segreto. Gli intricati rapporti tra i personaggi sono la spina dorsale e l’anima della serie: un intreccio strettamente annodato di volti, storie, amori e odi, reso ancora più complesso dalla scelta di svilupparlo su tre differenti piani temporali. A guidare l’andamento narrativo una domanda fondamentale: che cosa determina le nostre scelte e i nostri comportamenti? Noi o qualcosa che risiede al di fuori di noi e dal nostro controllo? Ma questo spunto potenzialmente vincente è più annunciato che mostrato,e si perde nelle ambizioni di un racconto non sempre impeccabile.

3. Your Fairful Symmetry

Da un punto di vista estetico, Dark è un prodotto raffinato, impreziosito da una fotografia livida e desaturata e da una regia precisa e puntuale, che richiama con inquadrature frontali o dall’alto la simmetria della trama e abbonda di espedienti come il montaggio alternato. Una confezione impeccabile, che conferisce alla serie un’atmosfera suggestiva e si rifà alle migliori produzioni d’oltreoceano. Sotto la forma si cela, tuttavia, una trattazione spiccatamente europea, che si prende i suoi tempi e lavora di sottrazione, cercando di raccontare quel male tremendo e banale che si annida nella vita di tutti i giorni.

4. Tic Tac

A definire ancora meglio l’atmosfera e il fascino di Dark ci pensa la colonna sonora di Ben Frost, tutta dissonanze e sintetizzatori. Sebbene sia usata in modo piuttosto ossessivo, sottolineando praticamente ogni scena, la musica finisce per diventare (nel bene e nel male) uno degli aspetti caratteristici della serie, nonché un veicolo formidabile per calare lo spettatore nel suo particolare mood.

5. Uroboros

Se confezione e atmosfera sembrano riuscite, lo stesso non si può dire della sceneggiatura. Il racconto fatica nel gestire i personaggi, e non capita di rado che alcuni vengano dimenticati per poi ricomparire dopo diverse puntate come se niente fosse. Molte vicende sembrano lasciate in sospeso, altre stiracchiate all’inverosimile e la gestione dei piani temporali non è impeccabile, indebolita da un racconto che, invece di lavorare in parallelo su tre linee temporali, tiene come punto fermo il presente e si serve del passato come fonte di spiegazioni, perdendo numerose occasioni per vivacizzare la narrazione. Un serpente che si morde la coda e ricorda Lost: pur non replicando la sua raffinata struttura a flashback, flashforward e flashsideways, Dark condivide con la creatura di Abrams il gusto per l’accumulo, promettendo continuamente una risposta, che sembra non arrivare mai, per poi rilanciare la domanda in vista della prossima stagione.

Francesco Cirica

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