Voto

7.5
 

Roberto De Paolis esordisce con un’opera radicata nel contemporaneo, nelle problematiche del qui e ora, nei disperati ragionamenti “di pancia”: la precarietà della vita, le scelte difficili ma necessarie per sopravvivere, l’ostilità reciproca tra le istituzioni e chi siede al gradino più basso della società, il tentativo di lasciarsi andare all’amore superando le proprie paure e ritrosie. Veicolo di queste ampie riflessioni che investono l’intera nazione è lo spaccato delle vite dei protagonisti Agnese (Selene Caramazza) e Stefano (Simone Liberati), che si incontrano nel contesto brutale della periferia romana al quale fanno da contrappunto le dinamiche delicate della loro dolce intimità (à la Fiore di Claudio Giovannesi).

Questa contemplazione della quotidianità richiama la messa in scena naturalistica dei fratelli Dardenne e di Ken Loach, arricchita però da una fotografia a tratti pretenziosa (luci soffuse e raggi di sole che bucano lo schermo) e da un raffinato montaggio alternato (i protagonisti che guardano lo stesso fumo). La camera a mano si pone allo stesso livello dei personaggi, empatica e solidale ma mai giustificatoria: si sofferma sui dettagli e sui piccoli gesti dei personaggi, complice una sceneggiatura avara di dialoghi inutili o urlati. Cuori Puri è un film depurato da tutti gli elementi che rendevano Fortunata parossistico, e riesce dove Castellitto  ha fallito.

Resi credibili dalle improvvisazioni che trasportano sullo schermo effettivi scorci di realtà, i personaggi non scadono mai nello stereotipo e deludono per la loro squisita umanità: una madre tanto cattolica quanto violenta, un “bravo ragazzo” (Stefano) che non riesce a tenersi un lavoro per più di una settimana, una “brava ragazza” (Agnese) che mente continuamente alle persone a lei care e a se stessa. Questa caratterizzazione chiaroscurale raggiunge l’apice nel finale, che pone lo spettatore di fronte agli ignobili sentimenti umani veicolati dalla menzogna di Agnese, naturale conseguenza della successione degli eventi ma non per questo giustificata: quel cuore puro, forse così puro non è.

Benedetta Pini