Sei personaggi, tre epoche diverse, tre storie d’amore simili eppure irrimediabilmente distanti. Un’unica domanda li lega: esiste davvero una seconda possibilità?

Viaggiando tra la briosa Parigi del 1895 e l’austera Vienna del 1779, Ctrl + Z (L’Erudita) porta i lettori fino alla Milano del 2020, all’inseguimento della risposta a quella fatidica domanda che unisce gli uomini di ogni epoca: quale senso ha la propria vita? Un romanzo in cui l’autrice, Margherita Giusti Hazon, ha voluto mettere su carta la sua storia, trasformando in parole una folla di passioni e di paure.

Per quanto lei stessa non ami definirlo un romanzo generazionale, il libro racconta storie parallele che si nutrono dell’inquietudine di chi, come Margherita e come noi, si affaccia all’età adulta e si barcamena in un mondo nuovo, tutto nelle mani dei “vecchi” che quel mondo lo hanno già vissuto. Ed ecco lo scontro generazionale, venato di un’inquietudine tutta contemporanea: la paura di non avere una seconda possibilità, di trovarsi tagliati fuori da un mondo che corre in fretta, che non aspetta, che vuole “farci credere che siamo sempre sostituibili, che fuori c’è la coda, e questo porta a un’insicurezza immensa che ci fa vivere sempre sotto scacco. Il vuoto esistenziale e la paura più o meno immotivata verso il futuro spesso ci portano a prendere decisioni sbagliate, sul lavoro ma anche in amore, in amicizia, e in qualsiasi altro ambito perché l’incertezza e la paura sono sentimenti capaci di insidiarsi in ogni cosa e che rischiano di farci letteralmente sprecare un’intera vita”.

La scrittura diviene allora anche – ma non solo – un mezzo per “tornare indietro”, per premere CTRL+Z, fermare lo spaventoso scorrere inesorabile del tempo e analizzare ciò che succede, fissandolo in una forma chiara e comprensibile: la scrittura. Come ci ha raccontato Margherita, esprimere certe sensazioni in un libro è stato come parlare pubblicamente di questo suo timore e, in questo modo, iniziare a interiorizzarlo, dargli un senso.

Paure e inquietudini, ma non solo: Ctrl + Z è un romanzo che affronta ogni tipo di sentimento. L’amore, innanzitutto, profondo e totalizzante, che unisce i protagonisti in un legame che, forse, dà finalmente un senso alla vita, ma non per questo la rende meno difficile. E poi la passione per il cinema. La settima arte è una dei protagonisti del romanzo, che fa capolino a livello tematico, con un vivido racconto della prima proiezione dei fratelli Lumière o con la descrizione di un museo interattivo che farebbe la gioia di ogni cinefilo. Non solo. Il cinema è per Margherita un’ispirazione più profonda, diffusa tra le righe di un romanzo che vuole essere prima di tutto un racconto per immagini.

Che sia forse questa la risposta alla domanda del romanzo? Tornare indietro non si può, ma si può dare valore a ciò che si incontra lungo il proprio cammino. Una volta letta l’ultima frase, chiuso il libro e riposto sulla libreria, la sensazione è quella di essersi affezionati alle sue pagine, al trasporto con cui è stato scritto e, soprattutto, ai personaggi, figure vere e vive che lottano con i misteri della vita. Impossibile non rispecchiarsi in loro.

Francesco Cirica