Voto

7

“I’m not your mother, I’m not your bitch!” canta Courtney Barnett nel suo secondo album Tell Me How You Really Feel. Un’espressione che riassume lo spirito con cui la Barnett ha composto il disco: ritrova la sua attitudine degli esordi, ma ora è più decisa, pronta a sgomitare per far sentire la sua voce. Prodotto da Burke Reid, che già aveva collaborato al suo primo lavoro Sometimes I Sit and Think, and Sometimes I Just Sit, Tell Me How You Really Feel presenta dieci tracce dagli ambienti sonori pieni, con featuring musicisti affermati (Dan Luscombe dei Drones alle chitarre su tutti) e pronto a lanciare la cantautrice australiana tra i grandi del rock mondiale – anche grazie alla collaborazione con Kurt Vile per Lotta Sea Lice.

Le chitarre elettriche, dall’effettistica classica ma molto curata (fuzz, overdrive, blues drives), sono le protagoniste dell’album insieme alla voce dai toni piatti di Courtney Barnett. Tell Me How You Really Feel parte rilassato con Hopefulessness, si evolve gradualmente fino alla vetta dinamica I’m Not Your Mother, I’m Not Your Bitch (un minuto e cinquanta di tinte punk) e riscende poi verso la chiusura, di nuovo trattenuta, Walkin’ on Eggshells e Sunday Roast. Sporadiche le apparizioni di strumenti non a corda pizzicata (come il piano in Walkin’ on Eggshells e l’organo dosato con il contagocce). C’è spazio anche per influenze velatamente soul rock (City Looks Pretty), dettate dall’organo e dalla chitarra con tremolo, che ricordano colossi contemporanei del genere (The Black Keys, Valerie June).

Tell Me How You Really Feel è l’ideale accompagnamento di un road trip baciato dal sole: un album diretto e che non disdegna distorsioni anche pesanti, pur mantenendo le radici lo-fi della Barnett.

Federico Bacci