Voto

8

Citizenfour è un ansiogeno documentario che svela il potere di controllo e sorveglianza sulla nostra privacy esercitato dall’Agenzia per la Sicurezza Nazionale statunitense (NSA) e dai servizi di intelligence di altri Paesi, suoi complici, grazie anche alla collaborazione di diverse compagnie telefoniche. Dopo l’11 settembre, infatti, il Governo degli Stati Uniti ha incrementato le misure di sicurezza per prevenire eventuali attacchi terroristici; le intercettazioni sono aumentate in modo esponenziale quando è stato siglato il Patriot Atc e altri provvedimenti come il Protect America Act, che esonera dalla necessità di un mandato per l’intercettazione di obiettivi stranieri. Con tale pretesto chiamate, sms ed e-mail sono stati costantemente intercettati con scopi che esulavano dalla difesa nazionale e che riguardavano invece la sfera commerciale e finanziaria; i numeri dei dati raccolti erano mostruosamente alti ed è stato colpito in modo indiscriminato chiunque utilizzasse un computer o un telefoto, cittadino americano o straniero, sospettato di qualche reato o completamente innocente.

In un clima come questo si è quindi radicato il sospetto di una violazione della democrazia e della libertà umana, schiacciata da un così capillare controllo del Governo su ogni azione e movimento compiuto dai cittadini nella propria vita privata. A conferma di questo diffuso timore, entra in scena Edward Snowden, il ventinovenne genio dell’informatica, ex tecnico della Central Intelligent Agency (CIA) e successivamente collaboratore della Booz Allen Hamilton – azienda di tecnologia informatica consulente della NSA con sede alle Hawaii. Nel 2013 Snowden, motivato dall’impellente desiderio di difendere una democrazia che ci spetta di diritto ma che viene costantemente violata da chi dichiara di preservarla, decide di divulgare preziosissime informazioni ottenute tramite il suo lavoro, riguardanti questi invasivi programmi di sicurezza.
Snowden contatta quindi, con e-mail criptate e firmandosi “Citizenfour”, Laura Poitras – la regista del documentario –, che aveva già iniziato a lavorare a un progetto documentaristico sulle intercettazioni, e i giornalisti del “The Guardian”: Glenn Greenwald ed Ewen MacAskill.

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Il lavoro, ben confezionato, della Poirtas è esaustivo: mostra con ordine le mail scambiate con Citizenfour, ma, soprattutto, ricostruisce con precisione e suspense il periodo in cui Edward Snowden è rimasto rintanato in un stanza dell’Hotel Mira di Hong Kong per otto giorni, durante i quali è avvenuto lo scambio di informazioni tra l’informatico e i giornalisti. Questo incontro ha portato a nove pubblicazioni su diverse riviste – in cui venivano riportati anche nome e fotografie dell’informatico –, che fecero scalpore in tutto il mondo e spinsero la CIA a prendere provvedimenti nei confronti di Snowden e di coloro che avevano collaborato alla diffusione del materiale da lui fornito.

Il sentimento di angosciata rassegnazione provato da questo “eroe drammatico”, capace di rinunciare consapevolmente e per scelta alla propria vita, è accompagnato dall’inevitabile preoccupazione di un intervento improvviso e imprevedibile da parte della CIA, che tuttavia Edward si è preparo ad affrontare.
Il coinvolgimento emotivo non è quindi per nulla assente nelle riprese della Poitras, che non si limitano alla mera descrizione asettica e analitica dei fatti ma rapiscono lo spettatore, lo spiazzano di fronte all’enorme portata delle informazioni divulgate e lo rendono partecipe dei sentimenti del protagonista – tra i quali spicca la sua profonda delusione nei confronti della politica del governo Obama, purtroppo in continuità con la precedente.

Il risultato è un perfetto punto di incontro tra un documentario di grande qualità, un thriller che regala una gradita tensione capace di incollare allo schermo e uno spy movie in cui le gesta di Snowden hanno la stessa portata epica di quelle di un perfetto agente sotto copertura.

Federica Romanò