Il Cinema Italiano Visto da Milano cambia nome, e in occasione della 14a diventa il Cinema Italiano Festival. Un’iniziativa importante, per dimostrare quanto il cinema nostrano sia ancora vivo e in grado di generare pellicole di grande qualità tematica ma anche estetica, osando tuffarsi nello sperimentalismo o continuando con dignità la tradizione consolidata dei generi classici.

Organizzato dal 5 al 12 marzo presso lo Spazio Oberdan, il MIC (Museo Interattivo del Cinema) e l’Area Metropolis 2.0, il Festival si è snodato tra tre sezioni: Lungometraggi e documentari, gli omaggi a Ettore Scola, Laura Morante e Morando Morandini e il Concorso “Rivelazioni”.


1. Lungometraggi e documentari

La selezione dei film è stata guidata dalla volontà di porre il Festival nel continuum della tradizione del cinema civile, un filone essenziale del cinema italiano, “Un modo per preservare la memoria storica di fatti e personaggi che, quando associato alla qualità estetica, nobilita il cinema e lo rende ancora più importante, soprattutto per le giovani generazioni”. Si tratta, dunque, di film di denuncia e di polemica sociale: il dramma del rapportarsi con se stessi e con gli altri durante l’invecchiamento (Youth – La giovinezza), la crisi di mezza età e l’importanza del trovare la sicurezza in se stessi (Assolo), la questione della criminalità legata all’uso e allo spaccio di droga nelle borgate (Non essere cattivo), il coraggio di una donna senza confini (Astrosmantha – La donna dei record nello spazio), le coppie di fatto e le crisi esistenziali (Io e lei), i delicati e controversi drammi familiari (In fondo al bosco). Il Festival è riuscito a offrire una proposta eterogenea e variegata, per tutti i gusti e tutte le età, dando finalmente il meritato spazio ad autori e film degni di attenzione “ma spesso destinati a rimanere nascosti nelle pieghe del sistema distributivo.”

in guerra

Il lungometraggio In guerra del milanese Davide Sibaldi si distingue per la tecnica innovativa con cui è stato realizzato: i giovani autori lo battezzano con il nome di Human 4D, che rende la proiezione del film una vera e propria live performance in cui musica, narrazione e cinema si fondono brillantemente. La colonna sonora è infatti eseguita in sala dal Maestro Luigi Paolmbi (compositore delle musiche e collaboratore, tra gli altri, del neo premio Oscar Ennio Morricone) e l’intera proiezione è accompagnata dal commento della voce narrante del regista che, apostrofando il protagonista e interagendo con il pubblico, ottiene il coinvolgimento assoluto dello spettatore. Anche in questo caso l’intento provocatorio è forte e la giovanissima troupe di In guerra – tutti under 40 – polemizza contro la scarsa valorizzazione del talento dei giovani, portando in scena la rabbia estrema, caricata e caricaturale, di un ragazzo che maschera in violenza la propria paura esistenziale.

Un posto sicuro, presentato dal regista Francesco Ghiaccio e dall’attore protagonista Marco D’Amore (meno in forma rispetto a Gomorra – La serie), è un film importante e necessario per la tematica che affronta. Il dramma dell’amianto ha segnato almeno due intere generazioni, e Un posto sicuro sceglie di denunciare questa tragedia sociale ancora in corso. Scagliandosi contro l’occultamento delle conseguenze mortali del contatto con l’amianto da parte dei dirigenti aziendali, il film dispiega anche il problema della giustizia nei tribunali, il rapporto padre-figlio e la questione del teatro civile o, più in generale, dell’arte civile; proprio quella funzione rivestita anche dal cinema e che questo Festival vuole sottolineare.

per amor vostro

Il lungometraggio forse più interessante della rassegna è Per amor vostro, il film diretto da Giuseppe M. Gaudino che ha portato Valeria Golino a stringere tra le mani la Coppa Volpi alla 72a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Per amor vostro riproduce, anche esteticamente, tutte le contraddizioni della Napoli di oggi fatta di orrori e bellezze: un bianco e nero candido e sfumato contrasta con la violenza delle pennellate di colore, la compresenza di sacro e profano dona cupezza alla pellicola e la messa in scena sempre sul filo del barocco, ma senza perderne il controllo, destabilizza lo spettatore. Un film coraggioso e visionario, che non fa distinzioni tra male attivo e male passivo: il male risiede anche nell’indulgenza e si nutre della paura di chi preferisce non prendere una posizione e far finta di non vedere.

Gramsci 44 rappresenta una vera e propria chicca di qualità e delicatezza. Il docu-film realizzato da Emiliano Barbucci e Emanuele Milasi descrive i quarantaquattro giorni di confino di Antonio Gramsci a Ustica e il grande impatto che la sua presenza determinò sulla vita culturale della popolazione locale. Le testimonianze dirette di molti anziani dell’isola si mescolano alla ricostruzione delle vicende e alla lettura delle lettere del politico alla cognata Tatiana dando vita a un’armonia ben calibrata tra i due diversi linguaggi della finzione e del documentario. Il modello culturale propugnato da Antonio Gramsci si fa strumento di riscatto sociale e inclusione culturale per i popolani analfabeti, mentre per noi spettatori il film diventa un’ottima occasione per ricordare il valore della cultura e del pensiero “dell’italiano più studiato all’estero dopo Dante Alighieri”, come appunta il regista.

prima che la vita cambi noi

Prima che la vita cambi noi è un docu-film con cui il regista Felice Pesoli, attraverso un’accuratissima selezione di filmati storici, di suggestive fotografie e di racconti degli amici dell’epoca, restituisce un attento e vivace ritratto della Milano underground e alternativa tra il 1966 e il 1974. Ogni fotogramma brulica della storia, della letteratura, della musica e della cultura di quegli anni: si parla di yoga, di vita comunitaria, di droghe, di esperienze estreme e di viaggi che da Milano portavano fino all’India, ma anche dei raduni giovanili nelle periferie milanesi, delle occupazioni e della vendita ai bordi delle strade di riviste rivoluzionarie e anarchiche. Suggestivo dal punto di vista cinematografico è il modo in cui tutte le diverse testimonianze vengono amalgamate tra loro ed evocativa è la scelta delle musiche, calzante sottofondo e cornice per il ritratto dell’epoca nonché materiale documentaristico.

Sulla stessa linea di Prima che la vita cambi noi, ma ben più sperimentale e provocatorio, è il breve documentario La parte bassa di Claudio Caligari, uscito nel 1978. Il regista, prima di approdare ai lungometraggi che lo inserirono nella rosa dei migliori registi italiani, si dedicò al cinema indipendente e provocatorio, diretto ed esplicito: tutte caratteristiche fondanti del suo cinema e che ritroveremo nella trilogia chiusa da Non essere cattivo. La parte bassa è una spiazzante analisi critica, quasi senza interferenze da parte del regista, del Movimento del ’77, di cui Caligari colse con grande acume tutte le contraddizioni e le debolezze che lo portarono a soccombere. Interessante proporlo in una rassegna che denuncia i problemi di oggi: quello spirito rivoluzionario esiste ancora? Quali sono le crepe della nostra società? Esiste una possibilità di un cambiamento verso un’Italia migliore?


2. Concorso “Rivelazioni”

Il concorso “Rivelazioni” presenta in anteprima a Milano cinque opere di diversi autori esordienti. Fatta eccezione per il lungometraggio d’animazione Bangland, i bambini e gli adolescenti sono i protagonisti assoluti del concorso, ed è interessante osservare il modo in cui i diversi autori, eterogenei per provenienza e formazione artistica, si rivolgano al mondo mirabolante e misterioso della giovinezza nel tentativo di catturarne la scintilla vitale e irripetibile.

asino vola

La giuria pubblica composta dagli spettatori e da studenti della Scuola Civica di Cinema di Milano ha decretato vincitore Asino Vola di Marcello Fonte e Paolo Tripodi, una delicata e fiabesca storia tutta italiana ambientata in un piccolo paesino calabrese nei pieni anni ’70. La protagonista di questo lungo flashback è proprio l’infanzia di un bambino, Marcello, vissuta tra parchi giochi fai da te, automobili, discariche e campi. Divertente e dolcissimo, il film è un invito a guardare alla fantasia e alla creatività in quanto armi vincenti nel corso della vita, come evoca lo stesso titolo, tra lo spiritoso e il provocatorio. Ed è anche è uno stimolo per i giovani e i giovanissimi a non abbandonare ciò a cui aspirano e che possa renderli felici, anche quando tutto sembra andare nella direzione opposta. La pellicola si rivolge in modo sottile anche a quei bambini divenuti genitori, invitandoli a osservare attentamente i propri figli e le loro abilità: un messaggio che esula da toni morali o didascalici, lasciandosi solo intravedere nella trama leggera e spiritosa.

Sperimentale e folle, Fantasticherie di un passeggiatore solitario di Paolo Gaudio si destreggia tra tre dimensioni fisiche e temporali: la nostra realtà, una cupa animazione fatta di plastilina e di carta e un surreale Jean-Jacques Rousseau alle prese con un inquietante sortilegio. Disponibile a prestarsi a diversi livelli di lettura, il film affronta la questione dell’elaborazione del lutto, dell’accettazione di se stessi e dell’importanza dell’essere “diversi”, supportato da una tecnica forse un po’ ridondante ma davvero efficace. Passando dagli stilemi del leggero e divertente high school movie fino alle tinte conturbanti dell’horror, Fantasticherie di un passeggiatore solitario è un film di formazione, di crescita e di scoperta. L’obiettivo? La libertà.

bangland

Il singolare Bangland di Lorenzo Berghella rappresenta un caso anomalo tra le proposte offerte dal concorso: è un film sorprendente per la violenza verbale e visiva che percuote lo spettatore. Berghella, classe 1990 e studente dell’Accademia di cinema di Pescara, idea, disegna e anima un’America distopica e grottesca governata dal sanguinario Presidente Steven Spielberg, che instaura una propaganda del terrore razzista e micidiale. Se da una parte il livello dell’animazione è alto e il caos espressivo di forme e colori ben si addice al caos politico e sociale qui tematizzato, dall’altra i riferimenti satirici troppo espliciti conducono a un sovra citazionismo esasperato. Il black humor inseguito risulta più efficace là dove si fa più sottile; ad esempio, nella figura dell’ex divo Bugs Bunny eroinomane. Interessante è anche la colonna sonora, che procede tra musica elettronica e blues sporco passando per il Requiem di Verdi.


3. Omaggio a Ettore Scola

L’ultima sezione del Festival è un omaggio a Ettore Scola, scomparso lo scorso 16 gennaio. I cinque film selezionati (Ballando Ballando, Una giornata particolare, Ci eravamo tanto amati, Brutti sporchi e cattivi e La Terrazza) illustrano le principali tematiche affrontate dal regista e allietano gli occhi di molti cinefili milanesi. Scola ha regalato una carrellata sempre ricca di volti, immagini e storie, sperimentando i più svariati generi. Minimo comune denominatore è lo sguardo lucido e attento nei confronti società: uno sguardo critico, graffiante e ironico, mai consolatorio né dai toni patetici.

brutti sporchi e cattivi

Brutti, sporchi e cattivi (1976), film vincitore del premio alla Miglior regia al 19° Festival del Cinema di Cannes, segna l’incontro di Scola con la parte più debole della società, un segmento essenziale di quella variegata realtà che il regista si è sempre proposto di indagare senza lenti deformanti. I protagonisti del film sono infatti gli abitanti della sgangherata periferia romana dei primi anni Settanta, con le miserie materiali e morali annesse. Scola insiste sui particolari più fisici e sporchi: nell’estetica del suo realismo predominano il brutto, il fisico, l’immorale, il crudele e il laido, mentre i luoghi, i personaggi e le situazioni, con la loro ignoranza, fame e avidità, testimoniano che la povertà non è una virtù. Brutti, sporchi e cattivi è un capolavoro di contemplazione indolente e paralizzata.

Sono due emarginati anche i protagonisti di Una giornata particolare (1977). Il film affronta la complessità dei tempi in cui le ideologie socio-politiche entravano con violenza nella sfera privata, decretando la sorte e la felicità di ogni individuo. La pellicola svela l’interezza dei due protagonisti (Mastroianni e Sophia Loren), accumunati da profonde rinunce e infelicità, vittime del mondo che li circonda. A differenza dei personaggi di Brutti, sporchi e cattivi, però, quelli di Una giornata particolare sono emarginati dalla società a causa dell’indifferenza più abietta e dei crudeli pregiudizi che li portano a subire soprusi morali e psicologici.

Ci eravamo tanto amati (1974) è una commedia particolare nata da un piglio tutto meta-cinematografico per omaggiare Vittorio De Sica, scomparso proprio durante le proiezioni del film. In questo contesto è il cinema a fungere da occhio critico e rivoluzionario: il caparbio Nicola è un intellettuale cinefilo che lotta per un cinema in grado di cambiare e migliorare la società. Un film in bilico tra la raffinata commedia all’italiana e il cinema d’impegno sociale: perché così è la vita, non sempre idilliaca e spensierata.

Valeria Bruzzi, Giorgia Maestri e Benedetta Pini

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