Maria Luisa Ceciarelli, nota come Monica Vitti. Nome d’arte preso in parte dalla madre Vittiglia, la prima figura conflittuale della sua vita che la condannerà alla costante ricerca di una fuga dalla propria identità; fuga inseguita fino al paradossale risultato di imprimere quel suo unico patetismo tragico a ogni personaggio di cui vestirà i panni.

Il primo a innamorarsi della sua voce roca e delle ombre del suo sguardo fu Antonioni, che dopo averla scelta come doppiatrice per Il Grido la rese negli anni ‘60 l’icona dell’incomunicabilità nella sua tetralogia. Elegante, intensa ma distante, l’attrice incarna l’inquietudine della donna moderna in un mosaico di personalità femminili tormentate incredibilmente efficace: l’inquieta Claudia ne L’Avventura, la seducente Valentina ne La Notte, l’apatica e scontenta Vittoria ne L’Eclisse e la depressa e frustrata Giuliana in Deserto Rosso sono varie facce della stessa donna, nel suo versante più dolente.

Unpavot

Segnata da un infelice destino che ha l’amarezza di un topos letterario, Monica Vitti attraversa da anni lo spazio buio di una lunga malattia degenerativa che le porta via la parola e la memoria. Dopo l’ultima apparizione pubblica, nel 2002, si sottrae all’amore del suo pubblico, e avvolta dall’affetto di Roberto Russo, regista e suo attuale compagno, incontra con riservatezza quella che nella sua biografia viene definita “un’enorme gomma che cancella la sua memoria”.

Ma basta la visione di una delle numerose pellicole impreziosite dalla sua presenza per far tornare, o nascere, la nostalgia di una Monica Vitti che non può essere dimenticata. Questa sera, alle 21.00, il Cinema Bianchini (Milano Card) proietterà La Notte; inutile dirvi quanto sia un’occasione imperdibile.

La Redazione