Voto

6
 

È un vero e proprio elogio all’imperfezione l’ultimo lungometraggio del regista Alessandro Tamburini Ci vuole un fisico, rielaborazione del suo cortometraggio omonimo del 2013.

La storia parte proprio dall’incontro-scontro tra Alessandro (Tamburini stesso) e Anna (Anna Ferraioli Ravel), due volti assolutamente “comuni” che abitano corpi assolutamente “normali”. Il gioco del titolo (oltre a strizzare l’occhio alla canzone di Luca Carboni Ci vuole un fisico bestiale) è chiaro fin dalle prime inquadrature: lei, intenta in una sessione di aerobica in casa e lui, armato di pellicola trasparente mentre si imbusta letteralmente il petto per perdere peso.

Vengono così messe subito a nudo le fragilità dei protagonisti, senza mai peccare di compassione o pietismo: anzi, è apprezzabile e riuscita la sdrammatizzazione del corpo come immagine, accompagnata da dialoghi brillanti e interpretati in modo credibile e naturale.

La città di Modena è un terzo personaggio della storia, la quale si svolge tutta in una notte e quasi tutta in esterna. Il buio, che si fa sempre più cupo finché non compaiono i primi spicchi dell’alba, lascia man mano posto alla rivelazione dei sentimenti dei personaggi.

Caterina Prestifilippo