Voto

8
 

L’altra faccia della medaglia di From a Room – dopo l’uscita del primo volume lo scorso 5 maggio– si rivela essere un altro lato pregevole del cantautore del Kentucky: nella profondità della voce di Stapleton si incontrano diverse influenze, dal country al southern-rock, che sfociano nel cantato e nel songwriting di canzoni autentiche e variegateFrom a Room: Volume 2 è un disco maturo e completo. L’esperienza cantautoriale di Stapleton, unita al sapiente lavorio sonoro in sede di produzione di David Cobb, raggiunge nel corso dei nove brani un livello di maturità notevole, reinterpretando fedelmente la tradizione della cultura country americana. Il secondo capitolo riconferma e completa il primo – il più venduto album country dell’anno –, incoronando il barbuto Stapleton come il miglior artista southern contemporaneo.

Il disco si apre e si chiude con due coverMillionaire di Kevin Welch e Friendship di Homer Banks e Lester Snell –, quasi a voler riconfermare un legame già evidente con i predecessori, per poi articolarsi su brani nati dalle dita del cantautore. Stapleton mostra tutte le proprie doti di cantante soul nella notturna Nobody’s Lonely Tonight, per darsi subito al blues-rock di Tryin’ To Untangle My Mind; una versatilità che si riconferma nell’intima A Simple Song (nella quale risuonano gli echi del primo James Taylor) accompagnata, come altri pezzi del disco, dai cori della moglie Morgane Hayes. L’apice elettrico ha sede privilegiata in Midnight Train To Memphis, scritta ai tempi dei The SteelDrivers e portatrice del cuore più sporco e southern-rock dell’artista, che ritorna alle origini con la sommessa e personale Drunkard’s Prayer, per poi affidare alla cover Friendship l’addio.

Un album intenso e ricco di sfaccettature, che si lega direttamente a una tradizione lontana ma mai del tutto cancellata dai chilometri di deserto del West. Con i due volumi di From A Room, Chris Stapleton si riconferma uno dei più meritevoli artisti americani.

Riccardo Colombo