Voto

5
 

Chris Brown è un personaggio discutibile, che conta ormai blasonate denunce, ma questa volta ha voluto attirare l’attenzione su di sé esclusivamente da un punto di vista musicale, e con la sua proverbiale originalità.

Anche il suo ultimo progetto, Heartbreak on a Full Moon, non poteva che essere un prodotto degno del suo carattere controverso. Innanzitutto una data di uscita che appare come un suicidio musicale: fissata per il 31 ottobre, scelta forse mirata a creare un collegamento con il titolo, sarebbe stata di martedì, giorno che avrebbe reso impossibile registrare un buon incasso sulle vendite settimanali, dal momento che il conteggio sarebbe terminato il venerdì appena successivo.

Ma l’horror di Halloween tocca anche la lunghezza della tracklist, che conta ben 45 pezzi. Due ore e quaranta di un Chris Brown a cui non manca bravura professionale, come nel sample dal gusto soulful degli Mtume e di Notorious B.I.G. in Juicy Booty, al quale segue una cover ben riuscita di Kevin Little in Questions, o ancora, nelle collaborazioni con Future e Young Thug, che danno all’album una spinta più moderna rispetto ad altri featuring dal gusto rétro che vedono invece al microfono R. Kelly. La durata, però, volenti o nolenti, provoca un insanabile calo di attenzione per l’orecchio degli ascoltatori.

Nonostante la “tenera” età (classe ‘89), Chris Brown conta già dodici anni di carriera, e di esperienza ne ha abbastanza per non fare mosse ottuse come questa. Dietro c’è altro: forse una critica al sistema discografico dovuta alla fine dei rapporti con l’etichetta RCA.

Anna Laura Tiberini