Voto

6.5

Dopo World War Z il regista Marc Forster torna dietro la macchina da presa con un thriller psicologico che si muove tra Bangkok e la Spagna, che vede come protagonisti Blake Lively (Adaline – l’eterna giovinezza, Cafè Society) e Jason Clarke.

La routine scandisce la vita di Gina, cieca fin da bambina a causa di un incidente, che dipende in tutto e per tutto dal marito James. Apparentemente tranquilla e stabile, Gina percepisce il mondo esterno attraverso suoni e colori che il regista decide di mostrare giocando sui punti di vista: con la soggettiva si entra in contatto con una realtà di impulsi sonori che trasportano lo spettatore all’interno di un acquarello fluido, eco dell’incertezza di ogni percezione. Dall’altro lato, inquadrature esterne mostrano un ambiente semplice eppure caotico, asettico, dai suoi amplificati. Questa è la vita di Gina.

Un trapianto di cornea e la possibilità di tornare a vedere sconvolgeranno tutto, e nella testa di James scatterà qualcosa di imprevedibile e incontrollabile: la paura di perdere la moglie si fa tangibile. Il film scorre con una lentezza esasperante che trasmette ogni istante della cecità di Gina e del suo modo di conoscere il mondo in ogni dettaglio cromatico attraverso l’ipnosi visiva di cui lo spettatore è reso complice.

Il senso di angoscia viene trascinato, dilatato e approfondito fino all’accelerazione finale, che sembra cercare una conclusione forzata, a tutti i costi. L’ossessione, una violenza domestica sottile fatta di piccoli istanti progressivi e una Bangkok affollata e rumorosa si coalizzano e rendono la visione fastidiosa come il tema stesso del filmPer questo funziona.

Giorgia Sdei